La replica di Meloni a Trump. “Nessuna sudditanza”. E sfida anche Netanyahu |
La replica della premier «Nessuna sudditanza» E sfida anche Israele Ribadito il sostegno a Leone XIV. Stop alla cooperazione militare con Tel Aviv La stoccata di Mattarella al presidente Usa: «I potenti siano più autoironici»
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Roma, 15 aprile 2026 – La “rispostaccia” era messa in conto. Giorgia Meloni se l’aspettava e, in fondo, era ciò che desiderava: prendere le distanze da un Donald Trump che sta affossando, uno a uno, tutti i suoi alleati. Le nove ore impiegate lunedì per criticare l’attacco del presidente americano al Papa sono servite a soppesare i pro e i contro della rottura. Pur sancendo lo smantellamento di quattro anni di politica estera, lo strappo le fa gioco: è una via d’uscita provvidenziale. L’eccessiva vicinanza a Trump e il legame con le campagne di Netanyahu in Libano si erano trasformati in una trappola dalla quale faticava a tirarsi fuori. A certificare la bontà della scelta di smarcarsi arrivano i dati dell’istituto Noto: l’81% degli italiani condivide la sua difesa del Pontefice.
Del resto, ancor prima dell’affondo del tycoon, la premier – ospite al Vinitaly – aveva accelerato la sua strategia di distanziamento, rinnovando la solidarietà a Leone XIV: “Non mi sentirei a mio agio in una società in cui i vertici religiosi fanno ciò che dettano i leader politici”.A chi la attacca, risponde secca: “Altro che sudditanza, non ho visto altri capi di Stato parlare del presidente americano come ho fatto io”. Ma non si ferma qui: annuncia una vera e propria frattura con Israele, con la sospensione del memorandum di cooperazione militare, concordata con gli alleati di coalizione. L’intesa, che dalla sigla del 2003 ha attraversato le ratifiche degli esecutivi Renzi e Draghi, si sarebbe dovuta rinnovare automaticamente. Invece, lunedì il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto all’omologo israeliano Israel Katz per bloccarla. “In considerazione della situazione attuale – precisa Meloni –, il governo a deciso di bloccarlo”. Sprezzante la replica del ministero degli Esteri israeliano, secondo cui la svolta non danneggerà la sicurezza di Tel Aviv poiché l’accordo non avrebbe mai avuto un contenuto concreto. Va da sé che sulla mossa hanno pesato moltissimo gli incidenti tra l’esercito israeliano e i contingenti dell’Unifil in Libano.
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Che Fratelli d’Italia e Forza Italia non vedessero l’ora di sottrarsi a questo abbraccio mortale è reso evidente dalla tempestività con cui si sono stretti attorno alla premier. Da via della Scrofa fanno sapere che “non è l’Italia ad aver cambiato postura, ma sono Netanyahu e Trump a isolarsi”. Crosetto taglia corto affermando che Meloni “ha rappresentato tutti gli italiani”, mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aggiunge che “Trump non si sbagliava a considerarla coraggiosa”. A chiudere il cerchio ci pensa, con arguzia, il capo dello Stato, Sergio Mattarella: “Se i potenti della Terra usassero un po’ di autoironia, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero motivi di imbarazzo”. Un chiaro riferimento a Trump, che ha fatto piacere a Palazzo Chigi, così come la difesa a spada tratta arrivata dalla leader democratica Elly Schlein. I rapporti con Usa e Israele non sono però l’unico cruccio della presidente del Consiglio, né il più urgente.
L’incognita principale resta la crisi energetica, una partita che si gioca interamente in Europa. Giorgia torna a premere per la sospensione del Patto di Stabilità, avvertendo che “l’Ue non dovrebbe sottovalutare l’impatto della crisi e muoversi troppo tardi sarebbe un enorme errore”. A farle eco è Matteo Salvini: “Se ce lo fanno sospendere, bene; altrimenti lo faremo da soli”. L’obiettivo resta smuovere Bruxelles: in quest’ottica, la rottura con Washington spazza via i residui sospetti di euroscetticismo sull’Italia. La vera leva diplomatica per accreditarsi nei salotti del Vecchio Continente, però, rimane l’Ucraina. Meloni frena infatti le aperture dell’ad di Eni, Claudio Descalzi, sul possibile riavvio del gas russo: “È un operatore del settore e ha il dovere di porre le questioni per come le vede”. Ribadisce che la “pressione economica su Mosca è un’arma efficace” e che la priorità è “la pace a Kiev”, confermando il pieno appoggio a Zelensky. Quanto la premier abbia archiviato l’illusione dell’equidistanza tra Stati Uniti e Bruxelles, e quanto farà pesare il sostegno all’Ucraina per strappare concessioni europee, lo chiarirà oggi l’incontro a Roma con il leader ucraino.
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