Crosetto nega la base ai bombardieri di Trump: “Non era concordato” |
Il ministro della Difesa Guido Crosetto
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Rioma, 1 aprile 2026 – Sigonella, Sigonella. Altezza e stazza sono simili, ma questo non significa che a Guido Crosetto l’immedesimazione con Bettino Craxi faccia piacere. In fondo, la storia insegna che l’alzata di testa del 1985 e i fucili puntati sui marines non portarono fortuna al leader socialista. Su quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato, però, non ci sono misteri: bombardieri americani diretti in Medio Oriente chiedono di utilizzare la base siciliana di Sigonella.
L’Aeronautica militare informa immediatamente il capo di Stato Maggiore, il generale Luciano Portolano, il quale — con i velivoli già ad alta quota — passa la proverbiale patata bollente al ministro della Difesa. Crosetto si consulta in tempi record con la premier e i due convengono sull’opportunità di opporre un secco rifiuto: quel tipo di aereo e di missione non può transitare in Italia, i trattati sono chiari. E non c’è tempo per condividere la decisione con il Parlamento. Nel giro di poche ore viene avvertito il Quirinale. "Sono comunque decisioni che riguardano il governo", ci tiene a precisare il Colle. E del resto sia Crosetto sia Giorgia Meloni sanno che il Presidente della Repubblica concorda con la linea adottata.
Il vero mistero, semmai, non riguarda l’evento, ma la sua pubblicazione con ben tre giorni di ritardo, avvenuta ieri mattina sul sito del Corriere della Sera. Dire di “no” agli americani era già successo in passato, ma se allora alla Casa Bianca sedeva un presidente più urbano come Joe Biden, oggi la situazione è diversa. Un conto è un rifiuto gestito in via riservata, un altro è quando la notizia diventa di pubblico dominio, trasformandosi agli occhi di Washington in un oltraggio di lesa maestà. E Re Donald, come è noto, alla maestà ci tiene. Nei corridoi della politica si diffonde il sospetto che la fuga di notizie sia stata pilotata ad arte per recuperare i consensi persi dal governo a causa dell’eccessiva vicinanza al presidente americano forse più inviso di sempre all’opinione pubblica italiana.
Non è detto che sia andata così. Sicuramente, ieri sera Crosetto era — o mostrava di essere — furibondo, convinto di essere stato dato in pasto ai vendicativi americani da una “talpa” interna al suo ministero, mentre da Palazzo Chigi filtrava la sorpresa per la pubblicazione. C’è poi una terza ipotesi, più maliziosa: prima la fuga di notizie pilotata per guadagnare punti in patria, poi — di fronte alle reazioni della stampa internazionale che associava l’Italia a ribelli come Francia e Spagna — una drastica marcia indietro. Di certo Meloni e Crosetto (che negano attriti) hanno trascorso la giornata sbracciandosi per rassicurare gli alleati. La premier si è trincerata per ore dietro un imbarazzato silenzio, prima di diramare un comunicato in cui riafferma la propria fedeltà sottolineando che "i rapporti con gli Usa sono solidi e improntati a piena e leale collaborazione". Crosetto, dal canto suo, mette in campo giustificazioni in punta di diritto: "Si considera autorizzato solo ciò che è previsto nei trattati e che un ministro deve limitarsi a farli rispettare".
Del resto, notano alla Difesa, dagli Usa non era arrivata alcuna richiesta preventiva, né i vertici militari italiani erano stati consultati a tempo debito. Che la questione riguardasse una missione tutt’altro che “logistica” si è scoperto esaminando i piani di volo all’ultimo minuto. Accettare quell’atterraggio avrebbe assunto il significato di contribuire attivamente alle tensioni in Medio Oriente, in contrasto con la linea neutrale ribadita anche nell’ultimo Consiglio Supremo di Difesa. Ma sul fronte operativo, il ministro getta acqua sul fuoco: "Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti americani. Cosa falsa perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato". Le rassicurazioni hanno funzionato: in serata, un funzionario del Pentagono ha confermato che l’Italia "rispetta i trattati e fornisce attualmente sostegno, garantendo accesso, basi e diritto di sorvolo alle forze statunitensi".
Le opposizioni non possono che approvare tecnicamente l’operato del ministro, ma denunciano la marcia indietro, pretendono di andare fino in fondo e chiedono al governo di presentarsi in Aula. Non avranno piena soddisfazione. La premier, infatti, ha deciso di rilanciare dettando i tempi: si presenterà il 9 per un’informativa, dunque senza alcun voto che possa spaccare la maggioranza. Farà il punto sul quadro internazionale e affronterà il “fattaccio” di Sigonella. Tuttavia, quando prenderà la parola, il suo vero pubblico non sarà il Parlamento ma Washington, con un unico obiettivo: rassicurare la Casa Bianca che, nonostante gli scossoni, nulla, proprio nulla, è cambiato.
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