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Crosetto: “L’America non è Trump”. E Meloni: “La popolazione iraniana non paghi le colpe dei governanti”

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07.04.2026

Il ministro della Difesa Guido Crosetto

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Roma – L’ombra di un’escalation incontrollabile in Iran, e persino lo spettro di una catastrofe nucleare, tolgono il sonno al governo. Ma come si fa a prendere le distanze dalle mosse di Washington senza ammetterlo apertamente? Ci si appella alla forza maggiore, o più precisamente ai trattati, al diritto internazionale e ai vincoli istituzionali. Nell’informativa alla Camera sull’uso delle basi militari in Italia da parte degli aerei americani, il ministro della Difesa ha detto chiaramente che le concessioni avverranno solo “nei limiti fissati dai trattati” e mai in funzione “cinetica”, ovvero per missioni d’attacco. Lo ha detto, sì, ma quasi sottovoce, presentandola non come una presa di distanza politica, ma come una scelta obbligata: “L’applicazione degli accordi sull’uso delle basi militari è sempre stata caratterizzata da un’assoluta continuità da oltre 75 anni”.

Squadernando i dati dei voli passati e ricordando le regole che vincolano alla segretezza degli accordi, Guido Crosetto ha assicurato che chiunque, al suo posto, avrebbe negato l’uso delle installazioni oltre quei confini. Non per eroismo ma per “rispetto delle istituzioni, della legge e della Costituzione”. È vero che il titolare della Difesa ribadisce l’importanza storica del Patto Atlantico, ma la sensazione è che lo faccia per non fornire appigli a un Donald Trump che non vede l’ora di liberarsi della Nato, che, il ministro assicura, “sopravviverà”.

Ecco la prova: concedere le basi e “rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra che nessuno di noi ha voluto”. Eppure, fuori dall’Aula, qualche ora prima si era spinto molto oltre. In un’intervista tesissima, in cui paventava la minaccia nucleare (“È una follia la corsa all’atomica per dirimere controversie internazionali”), era arrivato a un millimetro dal definire fuori di sé il presidente degli Usa (“Non c’è limite alla follia”) e dall’invocare l’intervento dei suoi collaboratori per arginarlo: “Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il capo”. Parole che hanno generato un inatteso e politicamente imbarazzante plauso dell’ambasciata iraniana, che ha definito l’avvertimento “una descrizione accurata dell’attuale comportamento di Washington e Tel Aviv”. Immediata la controreplica del ministro: “La follia è quella di chi ammazza decine di migliaia di manifestanti e vuole l’arma atomica per distruggere Israele”. Non era questa l’interpretazione che si evinceva dalla sua intervista, ma la prudenza diplomatica ha imposto una virata.

“L'Iran ha messo Trump con le spalle al muro. Il presidente Usa è inebriato dalle capacità militari americane”

In ogni caso, la marcia di allontanamento da Trump è ingranata. Una linea che domani in Aula sarà costretta a ribadire anche la premier nel suo intervento sull’azione del governo. È una scelta obbligata: la guerra americana in Medio Oriente e la strategia della Casa Bianca colpiscono tutta l’Europa, abbattendosi pesantemente anche sull’Italia. “La crisi energetica c’è – ha ricordato Crosetto su Raiuno, ospite di Bruno Vespa – lo vediamo sui prezzi alla pompa, lo vediamo nel costo del gas ed è quello su cui stiamo cercando di lavorare per ridurre l’impatto in Italia”. Di fronte a uno scenario potenzialmente devastante, Meloni valuta persino la possibilità di un appello all’unità nazionale. L’equidistanza, nei fatti, è impossibile, come dimostra la nota serale con cui la premier – rispondendo alle minacce di Trump sull’annientamento di un’intera civiltà – ha tracciato una linea rossa: “La popolazione civile iraniana non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”. Una sottolineatura pesantissima, con cui l’esecutivo si allinea alla posizione dell’Unione Europea.

Alveare Iran, a Usa e Israele non servirà eliminare Mojtaba. Così la teocrazia evolve in dittatura militare

Una mossa che, tuttavia, non basta a placare lo scontro interno. L’opposizione ha criticato severamente il ministro della Difesa, non tanto per le scelte operative quanto accusando il governo di non avere il coraggio di condannare apertamente la guerra americana: “Dichiarazioni preoccupanti. Ha perso lucidità”. Parole che hanno innescato la reazione stizzita di Crosetto, contro un Parlamento ancorato a logiche da “Guelfi e Ghibellini”. Ma se il presidente americano dovesse davvero dare seguito alle sue minacce, passando alla guerra totale, anche l’ultimo lembo di reticenza istituzionale domani per Giorgia diventerà definitivamente impraticabile.

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