Milano tra design e sociale: il futuro fa rima con sostenibilità. La città di domani a “Civicity” |
Il talk sul design sociale organizzato dal Giorno in occasionde della fest aper i 70 anni del quotidiano
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Milano, 22 aprile 2026 – Il design sociale è una delle massime espressioni dell’intreccio tra la disciplina creativa e la società. É, più in generale, una riflessione sulla vita cittadina e sull’impatto che hanno gli innumerevoli eventi della settimana più internazionale dell’anno sulla comunità.
Il design sociale parla della città, di Milano come grande centro di attrazione di creativi da tutto il mondo, nel bene e nel male, se vogliamo semplificare il concetto. Magia, perché alcune installazioni, come quelle di Alcova, i progetti di architettura, come quelli del maestro razionalista Franco Albini in Fondazione, la perfezione estetica di alcuni allestimenti Artemest su tutti, suscitano una scintilla istantanea. Ma poi c’è la pressione sul limitato spazio urbano, un inquinamento insostenibile, i prezzi degli affitti triplicati, l’overturism.
Allora, è possibile orientare la design week verso pratiche che siano anche capaci di generare impatto sostenibile per la comunità? Cerca di rispondere a queste domande Civicity, il format coprogettato dal Nieuwe Instituute di Rotterdam e da cheFare agenzia di trasformazione culturale. E per dare una risposta il duo di Demopractice Alessandra Pandolfi e Phoebe Hotopf e Need Kar saranno in residenza in due quartieri di Milano Niguarda e Barona. “Il design è un linguaggio, una disciplina, una metodologia, per un sistema relazionale, tutte le cose insieme - dice Bertram Niessen direttore scientifico di cheFare - si può intendere come design sociale tutto ciò che utilizza quel linguaggio per trovare delle risposte a questioni che si occupano di relazioni sociali, nel modo più ampio possibile. Con che Fare - prosegue - abbiamo iniziato a ragionare su un sistema di residenze portando, qui a Milano i designer”.
Le residenze in questi anni si sono concentrate su quartieri dove non ci sono quasi distretti, ad esempio, Niguarda, Barona, Chiaravalle, e allo stesso tempo ci si interroga su che cosa succede alle comunità che abitano Milano e che non sono toccate dal Fuorisalone. “I quartieri vengono scelti anche sulla base della loro storia - dice ancora Niessen - devono avere una grande identità e poi devono essere zone un po’ ellittiche rispetto a come funziona Milano”.
Le conclusioni sono state di Francesco Zurlo, preside della facoltà di design del Politecnico: “C’è un numero di visitatori a Milano che probabilmente non si riesce ad avere in altre settimane, le persone stimate sono più o meno 350.000, quindi questo credo che sia anche positivo. Oltre alla magia che può dare la settimana del mobile alla fine è un momento in cui si parla di innovazione e l’innovazione che cos’è se non combinazione di conoscenze?”.
Oggi, invece, l’appuntamento è con Paola Albini, presidente della fondazione, nonché nipote di Franco Albini, maestro del razionalismo, che ha progettato villa Pestarini, visitabile con il Fuorisalone di Alcova. Ci saranno anche gli ideatori del Fuoriusalone di Paolo Sarpi, la Chinatown milanese Luca Fois, docente del Politecnico e l’architetto Michele Brunello. Si parlerà di Artigianato con Filippo Berto e Mauro Sangalli.
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