Cinturrino, nei verbali l’ossessione di ‘Thor’ per Zack Mansouri: “Va preso”. I colleghi: “Martellate e schiaffi, un pazzo”
Milano – «Eravamo in macchina con L. e D. e abbiamo deciso di chiarire la situazione». In auto ci sono tre dei quattro colleghi che erano con Carmelo ’Luca‘ Cinturrino in via Impastato. In quel momento, non sono ancora indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Decidono di andare a parlare in un parco. Lì, D., l’agente 28enne che era accanto all’assistente capo del commissariato Mecenate nel momento in cui ha sparato ad Abderrahim Mansouri, crolla in lacrime: «È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola». Era un sasso, non la riproduzione della Beretta 92 che verrà ritrovata accanto al cadavere. D. è lo stesso che riceverà dal quarantunenne fermato per omicidio l’ordine di recarsi in ufficio a recuperare la valigetta «coi documenti»: in realtà lì è nascosta l’arma finta che Cinturrino piazzerà vicino al corpo del pusher marocchino per architettare la messinscena da legittima difesa.
Il ‘sistema Cinturrino’, lo sbirro fuorilegge di Rogoredo: “Colpiva i pusher con il martello”.........
