Per Prince piovono lacrime (e gadget). Viaggio a Paisley Park, 10 anni dopo

Prince morì il 21 aprile del 2016

Chanhassen (Minnesota), 20 aprile 2026 – “Maledetto fentanyl” sussurra all’orecchio del marito la cinquantenne con la felpa dei Denver Broncos mentre sullo schermo dello Studio A di Paisley Park un Prince anni Duemila omaggia George Harrison, sotto ai riflettori della Rock and Roll Hall of Fame, impreziosendo con un assolo dei suoi ‘While my guitar gently weeps’. Già, maledetto fentanyl che la mattina del 21 aprile di dieci anni s’è preso i diamanti e le perle di un’esistenza straordinaria lasciando solo un corpo esanime davanti alla cabina dell’ascensore del quartier generale-mausoleo da 10 milioni di dollari creato dall’uomo di ‘Purple rain’ (proprio con le royalties di quell’album) sedici miglia a sud-ovest di Minneapolis. Quando lo trovarono se ne stava riverso a terra davanti all’ascensore senza vita da almeno sei ore. Overdose involontaria, fu il referto medico. E il procuratore della contea di Carver, Mark Metz, confermò che s’era trattato di un tragico errore; convinto di prendere il Vicodin, l’antidolorifico che assumeva per lenire il dolore cronico all’anca, Prince ne aveva ingerita invece una dose contraffatta, tagliata col fentanyl.

In settecento avanzarono domanda per provare a mettere le mani sull’eredità millantando rapporti di parentela, ma la spuntarono solo la sorella Tyka Nelson e i cinque fratellastri. Quando, sei mesi dopo, il sacrario della sua musica venne trasformato in un museo, fu la stessa Tyka ad ideare il kitchissimo modellino degli studi in cui riporre l’urna (color........

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