Madame: “Mi sento una scrittrice anche se faccio canzoni e non libri. Del mondo musicale non sopporto gli ignavi”

Francesca Calearo, in arte Madame, 24 anni

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Milano – Il “disincanto” non è propriamente sinonimo di disillusione, ma piuttosto una presa di coscienza. “Quella che non tutto fa schifo, che non tutto è dolore, e che si può scegliere di vivere senza libretto d’istruzioni” ammette Madame parlando del nuovo album, fuori tra 48 ore, intitolato proprio Disincanto. “Dietro quella parola vedo piuttosto lo slancio a cucirsi addosso una vita a propria immagine e somiglianza, cercando libertà e autonomie inedite”. Quelle su cui la cantautrice vicentina, all’anagrafe Francesca Calearo, 24 anni, riflette nelle tredici canzoni di un album in cui affronta le complessità della vita partendo da quel punto di rottura “che ognuno di noi si trova a dover affrontare almeno una volta se vuole arrivare ad una vera consapevolezza”.

Volevo capire Madame la condivide con Marracash, la posse track Puttana svizzera con Nerissima serpe, Papa V e 6occia. Un viaggio che dalla stessa Disincanto porta al monologo “terapeutico” finale Grazie, prima di alzarsi dalla poltrona dell’analista e tornare in strada ad affrontare la vita. Tour al via il 3 luglio dal Rugby Sound Festival di Legnano, sulla strada fino a settembre.

Francesca, per Schopenhauer l’esistenza è dolore e per lei?

"Debbo essere sincera, non del tutto. Per come sono fatta caratterialmente è più difficile abbracciare una serenità fasulla piuttosto che sforzarmi, magari, di dubitare. Quindi, per me la vita non è solo dolore, ma l’alternanza tra distruzione e ricostruzione. La sofferenza è parte di un disegno molto più grande, e in quanto tale, va accettata. Anche perché, se non ricordo male, Schopenhauer diceva pure che la felicità è la sospensione temporanea del dolore e quindi in qualche modo la contemplava”.

In Ok, uno dei singoli che hanno preceduto il disco, racconta la sensazione di sentirsi intrappolata in situazioni che non la rispecchiano. Mondo musicale compreso?

“Del mondo musicale non sopporto gli ignavi, quelli che non prendono posizione. Chi usa la musica ma di fatto non dice. Non parla di sé. Non tira fuori la sua verità, cercando solo di non dare fastidio. Malattia abbastanza diffusa al momento, anche se sarebbe sbagliato generalizzare. Ovviamente gli artisti che si espongono sono i miei preferiti, quelli di cui tendo a circondarmi. A cominciare da Marra”.

Qual è la responsabilità di scrivere canzoni?

"Anche se i miei non sono libri, mi sento una scrittrice. Penso che i cantautori o certi rapper siano gli scrittori e le scrittrici di oggi. E aspiro a diventare una delle migliori. Semplificando, dico sempre che nella nostra vita non esiste Delitto e castigo senza Temptation Island. E viceversa. Anche se, più che dalla parte di Dostoevskij, mi sento da quella del Bulgakov de Il maestro e Margherita. Lo sto rileggendo proprio ora. Credo sia il mio autore preferito. Amo gli scrittori dalla penna affilatissima capaci di portare la mia immaginazione la dove non pensavo di vederla arrivare. Gente come Emmanuel Carrère o Philip Roth. Trovo, ad esempio, Lamento di Portnoy un libro incredibile”.

Nella nostra vita non esiste Delitto e castigo senza Temptation Island. E viceversa

Otto anni dopo, cos’è rimasto della ragazzina di Sciccherie?

"Non l’ho mai totalmente rinnegata. E, anzi, ho cercato di proteggere tantissimo il suo bello e il suo buono. Certo, c’è stato un momento in cui ci siamo ritrovate lontane, divise, ma poi, soprattutto in questo disco, siamo tornate amiche. Non penso, quindi, di averla persa, perché quella ragazzina mi ha salvata. E continua a farlo”.

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