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Caso Cinturrino, la versione del pusher: “Botte, minacce e pizzo. Ho le prove sul telefonino”

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04.03.2026

Carmelo Cinturrino sull’ambulanza dopo lo sparo che ha ucciso il pusher

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Articolo: Spacciatore ucciso a Rogoredo, indagini a tappeto su Cinturrino: i pm raccolgono testimonianze, anche su presunti “video di pestaggi”

Articolo: “Voleva mettere lì i suoi pusher”: l’accusa dei Mansouri a Cinturrino e l’ossessione di ‘Thor’ per Zack

Milano – Violenze, richieste di pizzo ai pusher, soldi e droga per evitare arresti, presunte complicità e manovre per “appropriarsi” della zona del boschetto e “poter mettere i suoi spacciatori italiani lì”. Un quadro che investigatori e inquirenti stanno cercando di ricostruire pezzo dopo pezzo ascoltando pusher e tossicodipendenti che gravitano tra Rogoredo e Corvetto, raccogliendo racconti tutti da pesare e verificare, ma dai contenuti che sembrano convergere sulla figura del poliziotto Carmelo Cinturrino detto ’Thor’ (per la sua abitudine a girare con un martello): il 41enne assistente capo delle Volanti del commissariato Mecenate è in carcere per aver ucciso il 28enne marocchino ’Zack’ Abderrahim Mansouri con un colpo di pistola alla testa nell’area del boschetto di Rogoredo il 26 gennaio, architettando poi una messinscena per accreditare la tesi della legittima difesa.

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Il testimone, il video e la cartella clinica di Vasile

Tra i testimoni ascoltati in Procura c’è un giovane marocchino che avrebbe saputo dell’esistenza di video in possesso di Mansouri che documenterebbero azioni violente da parte di Cinturrino: in particolare quello dell’aggressione a Vasile P., morto il 2 gennaio scorso per cause naturali. Nell’ambito dell’indagine della Squadra mobile coordinata dal pm Giovanni Tarzia è stata acquisita la cartella clinica dell’uomo, che era su una sedia a rotelle. Dei pestaggi, anche con un martello, nei confronti del disabile che sarebbe stato anche taglieggiato per soldi e droga da Cinturrino, aveva già parlato uno degli altri agenti indagati che ha descritto il collega come violento.

"Chiedeva soldi e droga in cambio di protezione”

Ieri è stato sentito un presunto pusher, detenuto, che avrebbe confermato la versione già resa in precedenza: Cinturrino avrebbe chiesto continuamente soldi e droga in cambio della protezione. Nei primi verbali era già stato indicato che quelle forme di taglieggiamento (200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno) avrebbero avuto come obiettivo anche lo stesso Mansouri. Le audizioni di testimoni sono andate avanti ieri anche negli uffici della Squadra Mobile e proseguiranno.

Le indagini si concentrano pure su presunti complici. Gli inquirenti stanno verificando tutti i vari verbali d’arresto eseguiti da Cinturrino negli ultimi anni. E mentre a carico dell’agente potrebbero essere iscritte nuove accuse, come l’estorsione, i suoi colleghi rischiano imputazioni pure per omessa denuncia perché avrebbero saputo delle sue richieste di pizzo. Sono già stati disposti i primi trasferimenti di poliziotti a cui ne seguiranno, di certo, altri. Intanto Cinturrino, difeso dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugni, ha presentato ricorso al Riesame per chiedere i domiciliari. Dai test è risultato negativo a stupefacenti: lui ha sempre negato di essere un consumatore di droghe, così come respinge le accuse al veleno di alcuni colleghi, spacciatori e consumatori secondo cui era sua consuetudine minacciare ed esercitare violenza nei confronti dei pusher.

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