Hamas in Italia: fondi, reti e coperture dietro l’arresto di Mohammed Hannoun |
Le carte dell’inchiesta di Genova mostrano che l’arresto di Mohammed Hannoun è solo la punta dell’iceberg: dietro la raccolta fondi per Hamas emerge una rete strutturata di relazioni, contatti e legittimazioni politiche rimasta per anni sotto traccia.
In queste ore l’attenzione pubblica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’arresto di Mohammed Hannoun, come se l’operazione giudiziaria potesse chiudere definitivamente una vicenda complessa. È l’ennesima onda emotiva, utile a semplificare il racconto: un nome, un provvedimento, il caso archiviato. Ma fermarsi qui significa non guardare il sistema che per anni ha consentito a una figura centrale dell’ecosistema di Hamas in Italia di muoversi, raccogliere fondi, costruire consenso e relazioni politiche. Le carte dell’inchiesta genovese raccontano infatti molto di più. «La maggior parte dei soldi vanno… alla Mugawama», la resistenza armata di Hamas. E ancora: «Noi ci sacrifichiamo con i soldi e con il tempo, ma loro con il sangue». Le frasi attribuite a Mohammed Hannoun e ai suoi interlocutori non sono, per il gip di Genova Silvia Carpanini, slogan o ambiguità lessicali, ma la prova della piena consapevolezza della reale destinazione dei fondi raccolti in Italia. Non assistenza umanitaria, ma sostegno diretto all’organizzazione terroristica. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, il denaro non era destinato «solo ed esclusivamente ad alimentare le attività sociali» del movimento, ma anche «alle esigenze operative dell’ala militare», al sostegno «delle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri». Un circuito che, per l’accusa, non rappresenta semplice welfare, ma una componente........© Panorama