Flottiglia verso Gaza fermata: la solita propaganda senza effetti reali
La Marina israeliana blocca al largo di Creta la Global Sumud diretta alla Striscia. Tra video, accuse e sanzioni, si riaccende lo scontro sull’efficacia della missione, ritenuta una iniziativa mediatica priva di impatto concreto sul piano umanitario.
Secondo quanto riportato da fonti della sicurezza e dagli stessi attivisti, la Marina israeliana ha avviato nella serata di mercoledì un’operazione di intercettazione nei confronti della flottiglia diretta verso la Striscia di Gaza, con l’obiettivo di impedire la violazione del blocco navale imposto da Israele sull’enclave controllata da Hamas. In base ai sistemi di monitoraggio marittimo, la cosiddetta Flottiglia Globale Sumud — formata da 58 unità — si trovava nelle acque al largo dell’isola di Creta, a diverse centinaia di miglia nautiche dalle coste israeliane, quando è stata raggiunta dalle forze navali dello Stato ebraico. Si tratta di un intervento avvenuto molto più lontano rispetto ai precedenti episodi: in passato, infatti, le operazioni di fermo erano state condotte in prossimità della Striscia, che il convoglio avrebbe dovuto raggiungere entro il fine settimana. Un video diffuso dagli organizzatori documenta il momento del contatto radio con un ufficiale israeliano, che invita gli attivisti a modificare la rotta. «Se intendete far arrivare aiuti umanitari a Gaza, potete utilizzare i canali ufficiali già esistenti. Vi chiediamo di invertire la navigazione e rientrare nel porto di partenza. In alternativa, potete dirigervi verso lo scalo di Ashdod», afferma la voce nel filmato. Ovviamente la risposta è stata negativa.
Nel frattempo, il Ministero degli Esteri israeliano ha diffuso immagini che, secondo la sua versione, mostrerebbero il rinvenimento a bordo di una delle imbarcazioni di materiale non riconducibile ad aiuti umanitari, tra cui preservativi e sostanze stupefacenti. Gli attivisti, partiti dalla Spagna all’inizio del mese, avevano già promosso un’iniziativa analoga l’anno precedente, coinvolgendo anche la svedese Greta Thunberg e altri partecipanti, trasportando però quantitativi limitati di beni destinati alla popolazione civile. Le autorità israeliane hanno più volte liquidato queste missioni come operazioni a forte impatto mediatico ma con risultati concreti limitati. In questa chiave, la flottiglia appare come un’iniziativa che, al di là della visibilità ottenuta, non produce effetti reali sul piano umanitario. È una valutazione che si inserisce nel dibattito più ampio sull’efficacia di queste azioni: una operazione di propaganda, del tutto inutile rispetto agli obiettivi dichiarati. Israele ribadisce inoltre che gli aiuti continuano a entrare nella Striscia attraverso canali ufficiali e controllati, mentre diverse organizzazioni umanitarie contestano questa versione, denunciando un flusso insufficiente rispetto ai bisogni della popolazione.
Sul piano politico, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato l’introduzione di misure sanzionatorie contro una campagna di raccolta fondi legata alla flottiglia, accusata di essere collegata ad Hamas e ad altre organizzazioni internazionali, pur presentandosi come iniziativa umanitaria. «Le sanzioni rappresentano un passo rilevante per interrompere i flussi finanziari destinati alla flottiglia», si legge nella nota diffusa dal ministero, che sottolinea come l’obiettivo sia scoraggiare i donatori dal sostenere quella che viene definita un’organizzazione terroristica. Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto concreto di tali misure. La normativa israeliana consente tuttavia al ministro della Difesa di disporre il sequestro di beni riconducibili a entità designate come terroristiche o destinati a finalità di questo tipo. Intanto, dal centro operativo a terra della missione, è partita la mobilitazione. Per il 30 aprile sono state convocate manifestazioni in diverse città italiane. «L’Unione europea è consapevole di quanto sta accadendo? La prossima volta verranno a prenderci direttamente nelle nostre case?», ha dichiarato la portavoce italiana Maria Elena Delia alla quale evidentemente manca il senso del ridicolo, mentre online si moltiplicano i video girati dagli attivisti durante le operazioni in mare. E così, tra accuse incrociate, narrazioni contrapposte e forte esposizione mediatica, la vicenda torna a riaccendere lo scontro politico attorno al blocco di Gaza.
