Vance racconta se stesso: dal viaggio spirituale al rapporto con Trump e Peter Thiel

Nel libro Communion, JD Vance racconta la conversione al cattolicesimo, il trumpismo e la visione politica del futuro

La storia di una conversione. È questo, se vogliamo, il senso più profondo di Communion: il libro di JD Vance, uscito ieri negli Stati Uniti.

In quest’opera, il vicepresidente americano racconta due lati di sé distinti ma inscindibilmente interconnessi: quello intimo e quello politico. Vance parla innanzitutto del suo travagliato percorso interiore che, in gioventù, ha man mano messo in crisi la fede cristiano-evangelica in cui era stato cresciuto. Il vicepresidente cita la «rabbia» e un «senso di tradimento» che, nati dalle sofferenze e dalle tragedie della vita, lo hanno portato all’ateismo e, in particolare, alla filosofia individualistica di Ayn Rand. «Non mi importava della volontà di Dio. Mi importava di me stesso».

Da qui, racconta Vance, è tuttavia iniziato un percorso inverso che, nel corso degli anni, lo ha infine portato alla conversione al cattolicesimo.

Sotto questo aspetto, il vicepresidente sottolinea l’importanza del suo incontro con Peter Thiel. «Probabilmente la persona più intelligente che avessi mai conosciuto, si identificava apertamente come cristiano». Vance sostiene quindi che, grazie al fondatore di Palantir, sarebbe riuscito a scardinare la convinzione «secondo cui le persone stupide erano religiose e le persone........

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