Bellezza a rischio: quando la chirurgia estetica può uccidere

Morti dopo interventi di chirurgia estetica, cliniche abusive, medici senza titoli e scelte basate sul prezzo o sui social. La cronaca del 2025 e il parere degli esperti sui rischi reali e sulla sicurezza che può salvare la vita.

Belle a tutti i costi. Anche della vita? Non sono poche le donne decedute nel corso del 2025 per gli esiti nefasti di un intervento di chirurgia estetica. Non per complicanze imprevedibili, ma, come hanno appurato le indagini degli inquirenti, per mancanza di professionalità o perché effettuati in luoghi privi di qualsiasi autorizzazione. Milena Mancini, imprenditrice di Isola del Liri, si era sottoposta a liposuzione in una clinica turca. È deceduta dopo venti giorni di terapia intensiva, secondo l’autopsia a causa di una perforazione accidentale dell’intestino durante l’intervento. Margareth Spada, 22 anni, era arrivata nella capitale dalla Sicilia per una rinoplastica presso lo studio medico di Marco e Marco Antonio Procopio, padre e figlio. Non si è più ripresa dall’anestesia ed è deceduta dopo tre giorni di agonia. La relazione della Asl sul suo percorso clinico assistenziale è stata lapidaria: «L’edema cerebrale e l’esame neurologico della paziente è incompatibile con una corretta e pronta rianimazione cardiopolmonare prima dell’intervento del 118». In parole povere: c’è stata una complicanza e i due medici non sono stati in grado di rianimarla prima che arrivasse l’ambulanza. Simonetta Kalfus aveva 62 anni e al dottor Carlo Bravi aveva affidato il sogno di glutei perfettamente modellati. È deceduta a dodici giorni dall’intervento per embolie e ischemie provocate da una grave infezione. Si è scoperto in seguito che tale medico era già stato condannato a un anno di reclusione per lesioni colpose nel 2024. Anche la 47enne Ana Sergia Alcivar Chenche è morta dopo una liposuzione per l’imperizia di un chirurgo plastico, Jose Lizarraga Picciotti, che da tredici anni operava senza autorizzazione, scaduta........

© Panorama