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“Madri costituenti”, la storia poco nota delle donne che fondarono la Repubblica

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Ottant’anni fa, 21 donne elette all’Assemblea Costituente contribuirono a scrivere la Carta costituzionale. Eppure i loro nomi sono rimasti nell’ombra. Chi erano, cosa proposero e perché è tempo di ricordarle.

Il 2 giugno di ottant’anni fa, per la prima volta in assoluto a livello nazionale, le donne italiane esercitarono il diritto di voto sia nel referendum tra monarchia e repubblica che nell’elezione dell’Assemblea costituente che da lì a 18 mesi avrebbe completato la stesura della Costituzione italiana.

Dalle ceneri della guerra sorgeva quindi una nuova Italia, anche e soprattutto per il gentil sesso, che non solo riuscì ad ottenere il tanto agognato diritto di voto, ma anche a far eleggere 21 rappresentanti, che sarebbero passate alla storia con il nome di “madri costituenti”.

Chi erano le 21 “madri costituenti”

Una storia spesso e volentieri trascurata, quella delle “madri costituenti” rappresenta in un certo senso il simbolo del passaggio all’Italia repubblicana e democratica.

Erano rappresentanti dei diversi partiti presenti nel Paese: nove elette nelle fila della Democrazia Cristiana, nove dal Partito Comunista, due socialiste e una dal Fronte Liberale Democratico dell’Uomo qualunque. 

Erano state candidate in 226, ma soltanto 21 riuscirono a ottenere un seggio, su un totale di 556 deputati. I loro nomi: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Maria........

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