Bitcoin è crisi senza fine. Tutte le vere ragioni del crollo (è colpa pure di Trump)

Dalla vetta di 126 mila dollari al ritorno sotto i 70 mila: Fed più dura, tensioni geopolitiche, deflussi dagli ETF e fuga dal rischio stanno spingendo il bitcoin nella sua fase più instabile degli ultimi mesi.

Il bitcoin è sempre stata una creatura capricciosa. Il 2026 lo ha reso un mostro mitologico. Dalla vetta di 126 mila dollari dell’ottobre 2025, è caduto a circa 69 mila, lasciando dietro di sé un aroma amaro di delusione e caffè freddo. Chi pensava che fosse il bene rifugio del futuro, l’oro digitale in grado di resistere a ogni tempesta economica, ha scoperto che aveva l’equilibrio emotivo di una tarantola.

Il peggior inizio anno della sua storia: una caduta verticale che ha fatto sembrare le recenti acrobazie delle Borse una passeggiata nel parco. Le esplosioni di bombe e missili in Medio Oriente sembravano poter diventare la colonna sonora per un nuovo giro di valzer. Invece non è successo nulla. Un semplice fremito dopo i brividi di febbraio. Il bitcoin era sceso fino a 60 mila dollari prima di riprendersi. Un equilibrista che prova a camminare su una corda sospesa tra grattacieli, mentre i mercati osservavano con il fiato sospeso.

Fed, Trump e l’effetto Warsh sui mercati

La ragione? La politica monetaria americana e l’ombra lunga di Kevin Warsh, candidato alla Fed da Donald Trump. Warsh, percepito come meno accomodante del previsto, ha fatto rabbrividire gli asset speculativi, che si sono improvvisamente sentiti come studenti davanti a un preside severo.

Il mondo ha ricordato che la volatilità non è un’eccezione, ma l’ossatura stessa del bitcoin. Un asset che ti fa ridere, piangere e sudare nello stesso istante. Troppo instabile per pensare veramente di mandare in pensione il dollaro.

Inutile come mezzo di pagamento, tranne per qualche genio........

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