Altro che petrolio: la vera guerra tra Usa e Cina si combatte negli abissi per le terre rare

La corsa alle principali materie prime per il predominio energetico, e non solo, si corre anche lungo i fondali oceanici.A farla da padroni Usa e Cina, complice l’assenza di regole. L’Italia prova a crearsi una via autonoma tra Africa e riciclo.

A guardarle, sembrano patate ricoperte di terra. Rocce di poco conto che si trovano sui fondali degli oceani a oltre 3.000 metri di profondità. Scure e bitorzolute. Eppure sono elementi chimici fondamentali per produrre le batterie per le auto e le componenti tecnologiche di cui le aziende (ma le nazioni in primis) hanno estremamente bisogno. Anche, e soprattutto, nell’ambito militare. Sono le famose terre rare che, in realtà, rare non sono ma che risultano tali perché difficili da portare in superficie. Si tratta del cosiddetto deep sea mining, l’estrazione mineraria sottomarina. Piccoli robot si immergono negli oceani e prelevano gli agglomerati che sono poi aspirati tramite tubi all’interno di una nave. Da qui, finiranno sulla terraferma per essere immessi nella catena di lavorazione. Un processo lungo e complesso.

Solamente pochi Paesi hanno la “fortuna” di avere questi elementi sul territorio nazionale – anzi: nel profondo delle proprie acque – e possono accedervi per soddisfare le proprie, e anche le nostre, necessità. Le terre rare sono il nuovo game changer e riuscire ad estrarle è la sfida del secolo. Solamente in quest’ottica si possono comprendere le mosse politiche e militari delle principali potenze mondiali (Cina e Stati Uniti in testa): l’accaparramento di questi elementi, infatti, è indispensabile per chiunque ambisca a mantenere una supremazia tecnologica e militare.

La storia insegna che quando un bene – come in passato il petrolio, per........

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