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La solitudine delle vittime

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26.09.2019

«Vorrei anch’io il permesso di riabbracciare mio padre». Non riesco a togliermi dalla testa le parole di un ragazzo napoletano, si chiama Giuseppe Della Corte, e forse in questi giorni ne avrete sentito parlare in tv. Il papà di Giuseppe, Francesco, era una guardia giurata. È stato ucciso nel marzo dell’anno scorso, mentre lavorava: tre ragazzini, poco più che sedicenni, l’hanno aggredito con mazze e bastoni in una stazione e l’hanno pestato senza pietà. «Volevamo rubargli la pistola» diranno poi, senza alcun pentimento. Francesco è rimasto in coma 15 giorni prima di morire. E mentre lui era in agonia, i ragazzi assassini se la spassavano e ridevano alle sue spalle, senza sapere di essere intercettati. «Schiatta! Schiatta!», sghignazzavano. E poi: «Tanto non ci fanno niente».

Subito dopo li hanno arrestati e processati. Questa primavera sono stati condannati a 16 anni di carcere. Poco, troppo poco per un omicidio così. Ora inizia il processo d’appello. Ma qualche giorno fa, questo è il punto, uno di loro ha compiuto 18 anni. E il tribunale gli ha concesso un permesso........

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