Un tempio di corde e 140 poeti: così Malta incontra la Corea alla Biennale di Gwangju

Per la prima volta Malta partecipa alla Biennale di Gwangju con BEJN / IN-BETWEEN, un progetto che intreccia arte contemporanea, memoria, poesia e tradizioni coreane. Dalle corde sacre del geumjul alle installazioni immersive, gli artisti e la curatrice raccontano a Panorama come nasce un dialogo culturale capace di superare i confini geografici senza cancellare le differenze

Esiste una parola coreana che, da sola, potrebbe raccontare il significato di un’intera esposizione. Si scrive 사이, si pronuncia sai e indica ciò che esiste tra due persone, due luoghi, due condizioni. Uno spazio intermedio che non appartiene completamente a nessuno dei suoi estremi, ma che permette a entrambi di entrare in relazione. Un concetto apparentemente semplice, eppure straordinariamente complesso quando viene applicato all’identità culturale, alla memoria collettiva e al rapporto tra Paesi geograficamente lontani.

È proprio questo spazio a diventare protagonista di BEJN / IN-BETWEEN, il progetto con cui Malta debutta alla sedicesima Biennale di Gwangju, in Corea del Sud, trasformando uno storico edificio immerso nella vegetazione in un ambiente nel quale convivono installazioni monumentali, corde rituali, paesaggi sonori, esperienze immersive e le parole di oltre 140 poeti maltesi e coreani. (Visitabile fino al 15 novembre 2026 presso Horanggasy, nel quartiere di Yangnim-dong a Gwangju, in Corea del Sud. BEJN / IN-BETWEEN è un progetto commissionato da Arts Council Malta, con il sostegno del Ministero per le Arti, la Cultura e il Patrimonio Nazionale, di Visit Malta e del Fondo per la Diplomazia Culturale, gestito dal Ministero degli Affari Esteri ed Europei).

Un’esposizione che nasce dall’incontro tra due territori apparentemente molto distanti, un arcipelago mediterraneo collocato al centro di rotte commerciali e culturali millenarie e una città sudcoreana la cui identità contemporanea è profondamente legata alla memoria delle mobilitazioni democratiche del maggio 1980. Due realtà che condividono esperienze storiche differenti e che proprio attraverso quelle differenze possono trovare nuove occasioni di dialogo.

L’operazione è particolarmente significativa anche sotto il profilo istituzionale, perché rappresenta la prima partecipazione maltese alla Biennale di Gwangju, una manifestazione che dalla sua inaugurazione, nel 1995, ha progressivamente consolidato il proprio ruolo all’interno del panorama artistico internazionale.

Commissionato da Arts Council Malta, con il sostegno del Ministero maltese per le Arti, la Cultura e il Patrimonio Nazionale, di Visit Malta e del Cultural Diplomacy Fund gestito dal Ministero degli Affari Esteri ed Europei, il padiglione non si limita a presentare una selezione di opere nazionali, ma propone un’esperienza costruita attraverso una residenza artistica di tre mesi a Gwangju, durante la quale gli artisti hanno lavorato direttamente con la città e con la comunità culturale coreana.

Il progetto riunisce Norbert Francis Attard, il collettivo PONKS, formato da Sam Alekksandra e Julien Vinet, e il compositore e sound designer Michael Quinton, con la curatela di Moon Hyun Jeoung. Insieme costituiscono la BEJN Kollettiva, una collaborazione che trasforma il concetto di confine in un’occasione di ricerca artistica.

A raccontare a Panorama il significato di questo progetto sono proprio i suoi protagonisti, attraverso una conversazione che attraversa identità nazionale, tradizioni popolari, poesia, memoria civile e diplomazia culturale.

Perché Malta ha scelto Gwangju: l’arte come esercizio di trasformazione

La sedicesima Biennale di Gwangju, diretta dall’artista e curatore singaporiano Ho Tzu Nyen, ruota intorno al titolo You Must Change Your Life, l’imperativo che conclude una celebre poesia di Rainer Maria Rilke. Un invito a considerare l’esperienza artistica non soltanto come qualcosa da osservare, ma come una possibilità di trasformazione personale e collettiva.

È una prospettiva particolarmente significativa in una città come Gwangju, dove la memoria del movimento democratico del 18 maggio 1980 continua a occupare uno spazio fondamentale nell’identità urbana e culturale.

Ma perché Malta ha scelto proprio questa manifestazione per il suo debutto?

«Il tema della sedicesima Biennale di Gwangju, You Must Change Your Life, risuona profondamente con quello che Malta sta vivendo», racconta Julien Vinet, direttore artistico di BEJN / IN-BETWEEN e membro del collettivo PONKS. «Proprio il giorno dell’inaugurazione del Padiglione di Malta, i giornali maltesi stavano discutendo una sentenza molto controversa legata a un noto scandalo politico. È stato un promemoria del fatto che una società deve essere capace di guardarsi allo specchio e accettare ciò che vede prima di poter cambiare davvero».

Il riferimento, che Vinet collega al dibattito pubblico maltese nei giorni dell’inaugurazione, introduce una riflessione più ampia sul rapporto tra produzione culturale e capacità di una società di interrogare sé stessa.

«Malta è già, per sua natura, uno spazio intermedio: un gruppo di isole nel mare, tra Europa, Africa e Medio Oriente. La Biennale di Gwangju si fonda su un’idea simile. È una città e una piattaforma che si sono sempre interrogate sul significato di trovarsi tra storie, lingue e realtà politiche differenti».

Da questa prospettiva, il debutto maltese assume un significato che supera la semplice partecipazione a una manifestazione artistica internazionale.

«Arrivando qui per la prima volta, non volevamo presentare Malta come una cartolina fatta di architettura barocca e paesaggi costieri. Volevamo arrivare con una domanda, e Gwangju era il luogo nel quale quella domanda poteva essere presa sul serio. La commissione di Arts Council Malta ci ha dato l’opportunità di portare qui gli artisti maltesi come collaboratori di una conversazione tra Malta e Corea».

È proprio questo passaggio a definire l’identità del padiglione: non un racconto nazionale già confezionato e successivamente esportato all’estero, ma un progetto che sceglie di svilupparsi attraverso l’incontro con un altro territorio.

Il significato di sai, la parola coreana che racconta ciò che esiste tra le culture

Il termine maltese bejn significa letteralmente tra, ma la sua traduzione assume una profondità particolare quando incontra il coreano.

A spiegarlo è Moon Hyun Jeoung, curatrice del progetto, secondo la quale il concetto di spazio intermedio consente di mettere in relazione non soltanto luoghi geograficamente distanti, ma anche epoche, esperienze e sistemi culturali differenti.

«Il concetto di in-between è molto ampio e può comprendere numerose dimensioni. Può riferirsi allo spazio geografico che separa Malta e Corea, due Paesi molto lontani tra loro, ma può anche descrivere la condizione di trovarsi tra tempi o........

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