Crans-Montana e il rientro a scuola: il minuto di silenzio non basta |
Una circolare anticipa la ripresa delle lezioni e istituisce un minuto di silenzio su Crans-Montana. E chiede alla scuola di interrogarsi sul senso del gesto e su come stare, mercoledì, davanti agli studenti
Prima della ripresa delle lezioni è arrivata una circolare che non poteva aspettare, non perché il calendario lo imponesse, ma perché il tempo della scuola, anche se ingabbiato, calpestato e ridicolizzato, non è mai neutro e può valere davvero. La circolare stabilisce che quel silenzio avvenga mercoledì, a un orario convenuto, per le vittime di Crans-Montana. Detto così, rischia di suonare come una procedura, una disposizione organizzativa, una formalità necessaria destinata a consumarsi in fretta, come spesso accade ai gesti che vengono normati: istituire un minuto di silenzio significa chiamare in causa un gesto – in determinati casi consueto, proprio per questo talvolta consumato, sbiadito– un gesto che oggi ci mette in difficoltà, perché il silenzio è diventato una pratica aliena, richiede concentrazione, profondità, attesa, e che per disabitudine a tutto ciò viene sempre più spesso abbreviato, graffiato, addolcito con musiche di sottofondo, come accade perfino negli stadi, dove il “minuto” dura pochi secondi e vede annacquato il proprio senso tra applausi, imbarazzi, fischi.
Anche per questo, la circolare porta con sé una richiesta che pesa, perché costringe a decidere che cosa fare prima e dopo quel minuto dedicato a una tragedia che stavolta ha attraversato i ragazzi. Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini e notizie travolgenti che, a forza di accumularsi, sembrano perdere peso specifico. Il Venezuela, con la sua crisi e l’accelerazione preoccupante di queste ore; le immagini........