L’eredità di Mao: cosa resta oggi in Cina della «Rivoluzione Culturale» (da 2 milioni di morti in 10 anni) |
Le ferite inferte al popolo cinese dalla Rivoluzione culturale sono ancora aperte. Generazioni di intellettuali recise, la cultura del sospetto come regola, nonni che, oggi, rifiutano il proprio nome.
Un decennio di furia incontrollata. A cominciare dal 16 maggio 1966 (fino al 9 settembre 1976) la Cina fu travolta da un delirio collettivo che, stimolato da improvvisazioni isteriche e alimentato da una ferocia smisurata, costò (almeno) 2 milioni di morti e un numero sterminato di feriti e deportati.
Cominciò con un manifesto di tre metri quadrati – il dazibao – scritto da Nie Yuanzi e appeso sul muro di cinta dell’Università di Pechino. L’autrice, a scuola, aveva giusto imparato a leggere e scrivere. Poi, nel tempo che le rimaneva libero, durante la sua attività di partigiana nel conflitto contro i giapponesi, si affidò a qualche rifinitura da autodidatta. Con un bagaglio culturale approssimativo, a guerra vinta, si trovò docente di filosofia e, pur senza titoli accademici appropriati, contestò i metodi d’insegnamento e i risultati didattici del rettore dell’istituto (Lu Ping) e del suo vice (Song Shuo). Linguaggio aggressivo. Li accusò di essere «neri banditi antipartito» contro i quali occorreva «andare in battaglia».
Il grande timoniere e l’arma della distrazione di massa
Lo spunto piacque al grande timoniere Mao Zedong il quale accreditò l’iniziativa, arrivando a incoraggiarne la diffusione e la messa in pratica. Il leader comunista cinese aveva da farsi perdonare il disastro provocato da anni di politiche economiche insensate. Aveva promesso un «grande balzo» per assicurare un benessere sociale generalizzato e, invece, doveva fare i conti con un poderoso salto all’indietro. Campagne improduttive, morti per fame, discredito internazionale e sfiducia fra la sua stessa gente. Spostare l’attenzione sui rigurgiti borghesi che inquinavano il processo di redenzione proletaria poteva risultare utile per distrarre l’attenzione degli errori passati e orientarla verso differenti obiettivi.
La marcia proletaria andava riaccesa per eliminare i nemici del popolo. E, nel farlo, era necessario evitare le mezze misure e non lasciarsi intimidire dal ruolo dell’avversario, dai suoi........