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Prato, in ostaggio del "Dragone"

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20.09.2019

Dopo le retate, la pax mafiosa è finita e i vecchi boss si riprendendo Prato, grazie anche ad alleanze inquietanti. Prendiamo la storia di Lin Cai Wang. Corpulento e alto un metro e 90, si rasava completamente il cranio. Per questo era soprannominato «Hesan», il Monaco. Stava nel tinello di casa sua, nel cuore della Chinatown cittadina, quando, nel 2009, i carabinieri gli hanno messo le manette. Dieci anni dopo, scontata la pena, è tornato ai suoi affari. Allora la guerra che il Monaco combatteva per il monopolio dello spaccio di droga, del gioco d’azzardo e della prostituzione, dopo il suo arresto, era sfociata in una mattanza. Il 17 giugno 2010 due ragazzi cinesi furono fatti letteralmente a pezzi a colpi di mannaia, in pieno giorno, in una rosticceria di via Strozzi.

Eppure per il Monaco è passato il tempo ma non il vizio. E così è tornato in carcere. I poliziotti della sezione Criminalità straniera dalla Squadra mobile di Prato l’11 luglio scorso l’hanno arrestato ancora per sfruttamento della prostituzione. Il blitz della polizia in sei hotel di Prato oggi racconta vizi e corruzione dell’anima orientale della città toscana. Escort asiatiche, arrivate in Italia col visto turistico, erano a disposizione di ricchi cinesi che pagavano 500 euro a notte per festini a basse di sesso e droga. Dell’organizzazione farebbe parte anche un pezzo grosso della criminalità, Lin Xia, detto Lucas. I pubblici ministeri Lorenzo Gestri e Gianpaolo Mocetti sospettano che fosse il punto di contatto tra malavita cinese e alcuni carabinieri corrotti.

Era già successo, a Prato, che i poliziotti dovessero arrestare i propri colleghi. Per gli investigatori Lucas è coinvolto anche in una sparatoria tra clan rivali avvenuta in mezzo ai passanti ai giardini pubblici. Giocava al fare boss, Lucas, che ha nominato come difensore di fiducia l’avvocato Luca Cianferoni, il legale di Totò Riina. Il Monaco e Lucas però sono criminali dal coltello facile e dalle visioni ristrette. I veri boss non hanno interesse a dimostrare il loro potere con le mannaie. I padrini sanno mediare, sono maestri del brokeraggio e gestiscono un capitalismo criminale grazie anche alla collaborazione di professionisti italiani, commercialisti e consulenti del lavoro, che costituiscono quella zona grigia che di Prato, nelle parole del procuratore Giuseppe Nicolosi, fa «una palude». Colletti bianchi che agevolano un’economia parallela a quella legale che condiziona il mercato e, a lungo andare, lo stesso tessuto sociale. La crisi, la pressione fiscale e le difficoltà burocratiche hanno permesso che questa arrembante forma di capitalismo attecchisse sulle fragilità........

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