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Berlusconi indagato per la trattativa Stato-Mafia. Così parlò Piero Vigna

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26.09.2019

Venticinque anni dopo la procura di Firenze torna a indagare Silvio Berlusconi per la presunta trattativa Stato-Mafia e le stragi mafiose del 1993. La notizia è rimbalzata come se fosse una novità, ma in realtà il procedimento risale a due anni fa ed era già noto. Nel 2017 l’iscrizione nel registro degli indagati era stata disposta in seguito alla
trasmissione, da Palermo a Firenze, delle intercettazioni in carcere del boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano. Si trattò di un “atto dovuto” per effettuare le verifiche del caso. Gli accertamenti, evidentemente non si sono ancora conclusi. I legali di Silvio Berlusconi, Franco Coppi e Nicolò Ghedini, si dicono “certi che come già nelle precedenti occasioni tale ipotesi non potrà che risolversi in un’archiviazione. Così è stato a Palermo, a Caltanissetta e nel passato anche proprio a Firenze”.

Proprio la procura di Firenze, infatti, indagò per la prima volta Berlusconi nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose. Erano i primi anni ’90. Ad aprire - e a chiudere - il fascicolo fu il magistrato Piero Luigi Vigna, che indagò e fece condannare mandanti e autori degli attentati mafiosi di Firenze, Milano e Roma. Le sue inchieste fruttarono alcuni ergastoli a Totò Riina e ai capi di Cosa Nostra. Vigna, scomparso nel 2012 e già procuratore nazionale antimafia, fu dunque il primo a raccogliere le dichiarazioni dei presunti collaboratori di giustizia e a voler approfondire la posizione del leader di Forza Italia. Arrivando a chiederne l’archiviazione. Nel libro In difesa della giustizia (Rizzoli, 2011), frutto di un’intervista durata mesi, Vigna si sofferma a lungo su quella indagine ed elenca i........

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