Jeff Buckley, il canto e la vertigine: esce il docufilm

Il documentario It’s Never Over riaccende la storia di un genio bruciato troppo in fretta. In sala dal 16 marzo

Jeff Buckley è stato un’apparizione lampo nella musica contemporanea: ha imposto la sua voce come un elemento alieno e magnetico, un’estensione dell’anima che sembrava non conoscere limiti tecnici né emotivi, e se n’è andato. A trent’anni, troppo presto, troppo in fretta, lasciando un vuoto incolmabile. Per tante ragioni. La prima è che Buckley non si limitava semplicemente a interpretare le canzoni: le abitava, le attraversava, le esponeva sulla soglia del baratro, al limite della vertigine. Per questo, a quasi trent’anni dalla morte, la sua traiettoria continua a esercitare un fascino mistico su musicisti e ascoltatori, come se in quelle incisioni fosse custodito un segreto ancora da decifrare. Il codice Buckley.

Prima che il mondo si accorgesse di lui, Jeff è stato un musicista di culto nel’East Village di New York. Il suo regno era una stanza, un locale irlandese dal nome enigmatico: Sin-é. È lì che ha inventato la propria leggenda, da solo, con la chitarra elettrica usata come uno strumento magico e una voce capace di silenziare anche il più loquace e disinteressato degli avventori. Il Sin-é non era un un club per........

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