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Elisabetta Trenta, se questo è un Ministro

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03.12.2019

La casa con l’affitto irrisorio a Roma e il «dog sitting» con l’auto blu al suo cagnolino sono solo aspetti emblematici di chi parla bene e razzola male. Elisabetta Trenta, stella grillina in declino, i veri danni li ha compiuti alla guida della Difesa a Palazzo Baracchini, dal giugno 2018 a settembre di quest’anno.
L’ex ministro voleva trasformare le Forze armate in una specie di Protezione civile rafforzata a tal punto che ha dato l’ordine ai caccia bombardieri - costo: 13 mila euro ogni ora di volo - di fotografare dal cielo le Terre dei fuochi. E non ha mandato avanti contratti cruciali di approvvigionamenti e mezzi fondamentali per la sicurezza dei nostri militari come i «blindo» Centauro 2 e il veicolo da trasporto truppe Freccia. Per non parlare della benedizione ai sindacati delle stellette, prima che la delicata materia fosse regolata dal Parlamento, della rivolta dei generali in congedo, che hanno disertato la parata del 2 giugno per protesta e della comunicazione della Difesa tornata all’età della pietra. Si preferiva accendere i riflettori su trenini e balletti del ministro a Lourdes, ma sulle missioni più ostiche all’estero è stata fatta calare una cappa di silenzio.

Fino a metà novembre, Trenta utilizzava ancora la «macchina blu», un’Alfa 159. Un suo diritto per sei mesi come ex ministro, ma che cozza con la propaganda grillina contro i privilegi. L’errore iniziale dell’avventura governativa del capitano della riserva selezionata è stato circondarsi di collaboratori non all’altezza scelti per la supposta fedeltà al Movimento cinque stelle. Nell’ambiente della Difesa lo chiamavano «il cerchio magico».
Un ufficiale di grado superiore spiega a Panorama «che erano tutti arrivati con chiamata diretta del ministro, ma invece che andare a pescare fra i primi della classe si è circondata di gente inadatta».
Nel cerchio magico c’erano persone frustrate, che avevano pure il dente avvelenato con le gerarchie militari pensando di essere state ingiustamente danneggiate nella carriera. E volevano fare la rivoluzione. I fedelissimi che hanno fatto parte del gabinetto del ministro, oggi quasi tutti trasferiti, sono soprattutto il colonnello Antonello Arabia, capo della segreteria, il tenente colonnello Toni Caporella, consigliere, il colonnello Massimo Ciampi, trait d’union con i nascenti sindacati militari. E il colonnello Francesco Greco, responsabile dell’ufficio pubblica informazione ancora al suo posto.
I fedelissimi dell’ex ministro abitano tutti nel cosiddetto «condominio........

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