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Spacciatori di "oro nero"

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13.11.2019

La piazzola di servizio sull’ultimo tratto della «Statale 106 Jonica» si trova proprio alla fine di un dosso che non permette di vedere oltre, se non quando lo hai già superato. A sinistra c’è una rampa in discesa che affaccia su un castello svevo e, anche di notte, ci si può trovare un’auto davanti. «Quando superi il dosso è tardi» spiega un investigatore della Guardia di Finanza di Montegiordano, in provincia di Cosenza. «E quando ti trovi la paletta sulla faccia e dei militari col mitra, vuoi o non vuoi, devi fermarti». Lì, dieci giorni fa, una pattuglia di finanzieri ha fermato un autoarticolato a cui era agganciata una grossa cisterna. L’autista e il suo aiutante, entrambi polacchi, avevano caricato 26 mila litri di petrolio importati illegalmente.

Non c’è solo la rotta libica a inquinare, come denunciato da Report, la trasmissione della Rai, il mercato italiano. Oltre al petrolio estratto dall’Isis e proveniente dall’Iraq, che tramite strane triangolazioni maltesi e turche, sbarca in Italia, quello che preoccupa di più la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, perché supera le dogane italiane in quantità notevolmente superiore, è il petrolio che arriva dai Paesi dell’Est.

Secondo le valutazioni fornite dallo Scico, il Servizio centrale per le investigazioni sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza, l’immissione fraudolenta nel consumo di prodotti energetici provenienti dall’Europa orientale sta assumendo dimensioni e caratteristiche sempre più significative, sia in termini di mancato gettito fiscale, sia per gli effetti distorsivi provocati sui mercati a danno degli operatori onesti.

Come riferisce l’Agenzia delle........

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