Concessioni balneari, in Italia 30mila a rischio (ma Spagna e Grecia aggirano la legge Bolkestein) |
Mentre l’Italia rischia di smantellare 30 mila concessioni, Madrid proroga i lidi per 90 anni e Atene tutela i grandi resort internazionali. E in Italia le regioni si muovono in ordine sparso. E i prezzi lievitano…
Sarebbe divertente immaginare Mao Zedong dopo la nuotata nello Yangtze a Wuhan (guarda te le coincidenze) – incipit della grande Rivoluzione culturale – che s’accomoda sulla riva con secchiello e paletta e scandisce «grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente». Questa è la condizione dei titolari dei circa 30 mila stabilimenti balneari d’Italia – danno da lavorare a mezzo milione di addetti – in balìa delle onde della direttiva Bolkestein. Tra proroghe, pronunciamenti, ordinanze che si susseguono, non sanno più che pesci pigliare e aspettano come l’oracolo di Delfi una sentenza della Cassazione.
Sanno, però, che il 58% degli italiani vuol fare vacanze al mare: dunque grande confusione, ma eccellente prospettiva. Che però è come lo yogurt, a scadenza: se non cambiano le cose, al 31 dicembre di quest’anno il 90% delle 27 mila concessioni demaniali dovrà andare a gara.
Il bivio della Cassazione e il pressing di Bruxelles sulla direttiva Bolkestein
La Suprema Corte dovrebbe però annullare due ordinanze del Consiglio di Stato – la 17 e 18 – del 2021 secondo cui le concessioni balneari non potevano essere prorogate automaticamente e si esaurivano al 31 dicembre 2023. Mario Draghi – in quel momento presidente del Consiglio – potè così tacitare l’Europa che premeva perché la Bolkestein fosse applicata senza ulteriori esitazioni. Il custode della legge di Bruxelles si chiama Salvatore D’Acunto responsabile per la rimozione delle barriere nel Mercato interno. È il “nemico” giurato dei nostri bagnini e da anni redige procedure d’infrazione contro l’Italia.
Oddio, non che l’Europa tratti tutti allo stesso modo: la Spagna, la Francia, la Croazia, ma anche la Grecia che molti indicano come modello virtuoso fanno come pare a loro. Sono passati altri cinque anni da quel pronunciamento del Consiglio di Stato, oggi presieduto da Luigi Maruotti che pare avere cambiato un po’ orientamento, ma la situazione è di assoluto........