Il campo (largo) minato di Elly Schlein

Alle primarie le chance della Schlein sembrano ridotte all’osso. Il «multiforme» Giuseppe Conte si muove da padrone e Silvia Salis prova il colpaccio.

«Quale dei due?». Elly Schlein, allora arrembante consigliera regionale dell’Emilia-Romagna, deve aver rimosso. Era il 2020. Appassionata di rock e musica indie, si concesse alla rivista Rolling Stone. Le chiesero: un aggettivo per Conte? E lei, fiera antagonista, rispose ironizzando sul doppio volto di Giuseppi, a quei tempi premier. Il capo dei 5 stelle, nel frattempo, non è cambiato. Resta il più grande mutaforme mai apparso sulla scena politica italiana. Dopo la vittoria sul referendum per la giustizia, il fedele alleato non le dà nemmeno il tempo di festeggiare. Si ritrasforma subito in un furbo di tre cotte: «Questa grande voglia di partecipazione apre anche uno scenario diverso» esordisce. Per poi infilzare la festante segretaria del Pd: «Primarie veramente aperte come occasione per i cittadini». Tradotto: i pentastellati hanno la metà dei voti piddini? Quisquilie. «Bisogna individuare il candidato o la candidata che possa essere più competitivo». Lui ovviamente. Lei abbocca. Salvo poi nicchiare dopo aver letto i primi sondaggi e le reprimende delle eminenze progressiste. Ogni eventuale retromarcia segnerebbe però la fine del campo larghissimo.

Già, quale dei due? Il collaborativo sodale o lo spietato contendente? Poco importa. È il «Rieccolo». Così Indro Montanelli salutava l’ex presidente del consiglio, Amintore Fanfani, aduso a cadute e risurrezioni. Anche Giuseppi vuole ardentemente tornare a Palazzo Chigi. A tutti i costi. In assenza di migliori alternative, è il suo momento. Lo aspetta dal 26 gennaio, il giorno in cui fu costretto a dimettersi dopo le scorribande di Matteo Renzi.

L’ombra di Giuseppi e le crepe del Nazareno

Ma non c’è solo il diabolico Conte. Le disfide interne rischiano di far esplodere il Pd: vedi l’epica lite tra Filippo Sensi e Alessandro Alfieri. I due sono quasi venuti alle mani. O l’eterno ritorno di quei «cacicchi e capibastone» che Elly aveva promesso di far fuori. Come Vincenzo De Luca in Campania e Mirello Crisafulli in Sicilia: l’ex governatore si ricandida sindaco a Salerno e l’ex senatore vuole riconquistare Enna. La segretaria ha vietato a entrambi l’uso del simbolo, ma rischia imbarazzanti sconfitte.........

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