Se la Gioconda soffriva di colesterolo alto: così la genetica riscopre l’arte |
Nani e giganti, gobbi e obesi, Madonne con bambini affetti da sindrome di Down e giovani sfigurati dalla sifilide. Vuole indagare difetti fisici e sorprendenti tare genetiche presenti nei quadri della storia dell’arte, che il pubblico ritiene stereotipicamente “belli”, il progetto “Arte e genetica: la diversità come unicità” dell’Università di Trieste. Una rassegna, a ingresso libero, per divulgare una disciplina poco conosciuta nota come iconodiagnostica, che applica le moderne conoscenze mediche allo studio delle opere d’arte del passato.
Il ponte tra umanesimo e hard science gettato dall’iconodiagnostica si è rivelato, col tempo, molto fruttuoso: sono infatti davvero tante le pitture e i monumenti che, ad un’analisi clinica, rivelano tare genetiche, malattie ereditarie, morbi all’epoca inguaribili. Emerge pertanto, dietro la bellezza di molte opere dell’età moderna, un’umanità sofferente, a volte sfigurata, ma che per il pittore o lo scultore dell’epoca era tuttavia “normale”, se non proprio bella, con un’accettazione dei difetti fisici e delle........