Serracchiani indica la strada: «Il referendum una base per costruire l’alternativa, più sanità pubblica e meno totem inutili»

La ritrovata fiducia in un campo largo coeso e competitivo, ma anche l’avvertimento a non perdere il patrimonio conquistato con il voto referendario. «Evitiamo discussioni sterili: dobbiamo essere davvero alternativi al centrodestra, non una copia sbiadita», dice la deputata del Pd Debora Serracchiani anticipando il percorso verso un 2027 che, tra Trieste, Gorizia e, chissà, pure Regione, consegna al centrosinistra l’occasione della rivincita dopo anni di batoste alle urne.

Meloni è volata nel Golfo. Una strategia per recuperare centralità?

«A me pare che dopo il referendum la premier abbia messo in campo azioni alquanto scomposte. Credo che quel voto sia stato un acceleratore di criticità preesistenti. Penso al suo eccessivo appiattimento su Trump, alla mancanza di una posizione chiara in Europa, a quella formula ambigua del "non condanno né condivido" che ha finito per indebolire la credibilità italiana. Oggi tenta di recuperare, cercando di distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni, economia in testa».

Si riferisce al costo della vita?

«Tra carburanti, spesa e inflazione, siamo davanti a una situazione difficile. E invece di affrontarla, il governo continua a parlare di legge elettorale, dimostrando la sua distanza dalla realtà».

Sulle regole del gioco che posizione avrete?

«Non è una priorità e nasce da una forzatura, come la riforma costituzionale. I problemi veri sono altri: dobbiamo chiudere la procedura d'infrazione per il debito elevato, gestire una pressione fiscale che è........

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