Tra gli operai fuori dei cancelli dell’Electrolux, là dove il futuro si ferma

La grandine è arrivata lunedì pomeriggio, improvvisa, violenta. Chicchi grossi sopra i tetti della zona industriale, il cielo nero, l’acqua a battere sull’asfalto davanti ai cancelli della Electrolux di Susegana. Poi, il giorno dopo, nuvole basse e squarci di sereno. Come se anche il cielo, davanti alla fabbrica, oscillasse tra paura e speranza.

La notizia dei 1.700 esuberi annunciati dal gruppo è arrivata così, dentro i telefoni, tra un turno e l’altro, mentre molti erano già rientrati a casa. Davanti ai cancelli della fabbrica, mercoledì mattina, non ci sono urla. C’è piuttosto uno smarrimento diffuso, un silenzio pesante. La sensazione di essere finiti dentro qualcosa di enorme, che fino a poche ore prima sembrava lontanissimo. «Un fulmine a ciel sereno», ripetono in tanti.

Sandro ha 31 anni di fabbrica alle spalle. Arrivò dalla Sardegna nel 1995, aveva 22 anni. Due anni dopo entrò anche la moglie, Carla. Da allora la loro vita ruota attorno alla Electrolux. Lui è operaio, delegato sindacale, carrellista e conduttore. Lei lavora in linea di montaggio. «Abbiamo un figlio di 21 anni che per fortuna lavora ma abbiamo il mutuo, la cessione del quinto, un altro prestito. La vita è questa. Per comprarti casa devi fare mutui, poi arrivano gli imprevisti e fai altri prestiti. Questa........

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