L'Arena di Verona s’inchina al Friuli: un’epopea olimpica tra orgoglio, medaglie e leggende
Ore ventuno e cinquantasei, stavolta presentati come si deve anche dal telecronista Rai – tocca ad Auro Bulbarelli che in extremis riscatta l’azienda dalla figuraccia della cerimonia d’apertura – entrano 4 leggende dello sport italiano: Giorgio Vanzetta, Marco Albarello, il comelicano Maurizio De Zolt e il sappadino Silvio Fauner portano la fiamma olimpica nell’Arena di Verona.
Otto minuti dopo e, fiera e felice, assieme al pattinatore Davide Ghiotto, ecco col tricolore entra nel simbolo della lirica mondiale Lisa Vittozzi. E due, ma a Verona è una abbuffata di Sappada, perché tra i medagliati, col bronzo preso nella staffetta del fondo, c’è anche Davide Graz.
La coda olimpica è bellissima, sì anche con un velo di tristezza, perché, quando ti capita di finire dentro un frullatore di gare, emozioni, delusioni, sorrisi e anche lacrime, e vedi che la bandiera passa alla Francia, che organizzerà sulle Alpi le prossime Olimpiadi, non ti può che venire un filo di tristezza. Che passa subito, riannodando il filo della memoria.
I volti dell’eccellenza dello sport regionale alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina
Sorrideva Lisa Vittozzi. Otto giorni fa la sua è stata una delle più belle imprese di questi Giochi. Una vittoria che sa di tenacia, riscatto, forza di volontà, freddezza, perché quando arrivi all’ultimo poligono del biathlon e te la giochi con la fortissima rivale norvegese Kirkeeide, solo con i nervi saldi, il talento e se hai una storia dietro, esci per prima e vai a goderti un giro d’onore con l’oro in tasca prima del traguardo. Smetterà Vittozzi decidendo, come hanno fatto tanti atleti con coraggio, di appendere la carabina al chioso esaudito il suo sogno e all’apice della carriera? Non lo sappiamo, maturerà la decisione nella sua testa. Avrà biosgno di tempo, ne avrà tutto quel che servirà. La sua resta una delle imprese dei Giochi, perché un anno fa di questi tempi la partecipazione ai Giochi di casa, ferma da mesi ai box, era solo un sogno lontano lontano.
Vittozzi, ma anche Graz: comun denominatore Sappada. Pariamoci chiaro, che sia passata in Friuli Venezia Giulia ormai otto anni fa il centro dolomitico, sportivamente è una goduria pazzesca. Perché, oltre alle montagne incantate, la tradizione turistica, l’ospitalità e tutto il resto quella è una miniera di talento, di tradizione sportiva. Di più, di cultura sportiva. Fauner, Piller Cottrer e ora Vittozzi e Graz che questo pomeriggio saranno festeggiati a dovere in tutto il paese. «Sarà un disastro», ci ha detto Lisa sorridendo sotto la neve di Anterselva dopo l’ultima gara. Se la meritano tutta la festa Vittozzi e Graz, che ha riannodato assieme ai colleghi di staffetta quel filo interrotto con i podio olimpici degli sci stretti proprio da 20 anni, quando con Piller Cottrer a Torino vinse anche Giorgio Di Centa. E faranno festa, vedrete, anche a Tarvisio per Lara Della Mea, quarta nello slalom gigante a 5 centesimi dall’argento. Sì, è stata anche l’Olimpiade di Lara. Giochi con tanto Friuli. Bellissimi.
