Rubio da Meloni ci ricorda che Washington non è un nemico

Nella diplomazia tra grandi alleati, gli insulti hanno la durata di un capriccio mentre l’interesse nazionale non muta con l’umore del tycoon: Donald Trump avrà anche detto di essersi sbagliato a pensare che Giorgia Meloni avesse «coraggio», ma ieri il suo Segretario di Stato Marco Rubio è stato a Palazzo Chigi per un’ora e mezza, davanti a un espresso, con Iran, Hormuz, Libano, Libia e Nato sul tavolo. «Un incontro costruttivo, franco, tra due nazioni che comprendono quanto sia importante il rapporto transatlantico - ha detto la premier - ma entrambi sappiamo quanto sia necessario, per ciascuno, difendere gli interessi nazionali: l’Italia difende i propri, esattamente come fanno gli Stati Uniti».

La visita matura in un momento di insolita frizione bilaterale, culminato con il negato uso di Sigonella per operazioni di combattimento contro l’Iran, e Meloni aveva respinto le accuse del presidente americano definendole «non corrette». Il precedente - la crisi diplomatica Craxi-Reagan- risale a quarant’anni fa e si concluse con un «Dear Bettino», ma vale la pena ricordare come andò a finire: il terrorista Abu Abbas lasciò l’Italia su un aereo diretto in Jugoslavia, gli alleati europei non condivisero mai quella posizione, e il tentativo di farne bandiera del Psi non premiò Bettino Craxi quanto sperava. Meloni conosce........

© Libero Quotidiano