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Iran e Trump, la firma da remoto: Hormuz e nucleare, cosa c'è in gioco

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14.06.2026

La pace si firma via cavo. Niente cerimonia, niente strette di mano: il premier pachistano Shehbaz Sharif, il mediatore, annuncia sabato l’intesa «entro 24 ore», a distanza. Poche ore dopo il portavoce della diplomazia iraniana Esmaeil Baghaei lo corregge: la delegazione non andrà né in Pakistan né a Ginevra, salvo poi non escludere che accada «nei prossimi giorni». In serata interviene Trump, su Truth: l’accordo è previsto per oggi, e subito dopo «lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti». I pasdaran negano e criticano l’«insolita insistenza» di Washington. Un alto, e cauto, funzionario americano dà la sigla all’80-85%.

Il documento elettronico sarà un memorandum d’intesa, non un trattato. Estende di 60 giorni la tregua e rinvia a negoziati tecnici tutto ciò che conta: riapertura dello Stretto, smantellamento del nucleare, consegna del materiale arricchito, ispezioni. Il funzionario di cui sopra ha ammesso che il memorandum «porta a» quei risultati senza imporli subito. L’uranio altamente arricchito, circa mezza tonnellata al 60%, a un passo tecnico dall’arma, «verrebbe distrutto sul posto e poi portato fuori dal Paese». Ma i dettagli «sono ncora da capire». Si firma un impegno, non un risultato: prima Teheran consegna, poi incassa.

C’è un........

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