Quanti giornalisti irrispettosi verso le donne di centrodestra

Si racconta che Ludovico il Moro, mentre era scortato dai francesi che lo portavano prigioniero a Loches, fu oggetto di assalti da parte della plebaglia, con sassi e insulti. Lui si sentì male e mai non seppe spiegarsi cosa fosse accaduto, volendo il suo buffone di corte accanto per consolarsi della crudeltà della sorte. Questo per dire che infierire sul vinto, o su chi si considera tale, è costume tanto antico quanto, appunto, plebeo. Ma c’è, nello scherno post-referendario che colpisce chi si è schierato convintamente per il Sì, anche quella malevolenza tipica dei maschi cui piace fare i galli cedroni, perdendo di vista il senso del limite. Che bisogno c’era, altrimenti, di infierire su Gaia Tortora, figlia di una vittima simbolo di malagiustizia? E che bisogno c’era di fare cori contro un magistrato, Annalisa Imparato, con sguaiati saltelli dentro un tribunale che si è avuto il coraggio poi di definire “liberatori”? È come se fosse tornata la tentazione brutale, ancestrale, di considerare le donne il primo e più accessibile e più indifeso bottino di guerra. Usando........

© Libero Quotidiano