We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

“La mia Siria ha perso il treno, dopo 8 anni di guerra ha vinto Assad”

2 0 0
29.05.2019

Sono passati otto anni da quando un’avanguardia di coraggiosi siriani tentò l’assalto al cielo sperando nell’onda lunga delle primavere arabe. Erano mesi di navigazione a vista, il regime alawita vacillava, sembrava che la cortina di terrore con cui gli Assad avevano blindato il proprio potere fosse espugnabile. Ma andò diversamente: prevalsero il cinismo e la ferocia, la guerra s’impose sulla politica, gli ideali franarono come gli edifici fino a lasciare in piedi a mala pena l’identità di un popolo spezzato. Ne arriva l’eco ogni tanto dall’epopea dei rifugiati, la Storia però non si cura dei vinti. Il Paese che era la nostra casa, pubblicato da Enrico Damiani Editore, colma un vuoto narrativo ricostruendo l’attimo fuggente d’una generazione perduta, quella dell’autrice, Alia Malek, natali negli Stati Uniti e Dna a Damasco, una siriana della diaspora che, all’epoca 36enne, pensò di lasciare la comoda New York per tornare nella casa dei padri a vendicarne l’oppressione.

«Avevo creduto a lungo che noi arabi fossimo condannati a sbatterci invano tra dittatori e islamisti, ma di colpo sembrava che lo status quo stesse traballando perfino in Siria, allora approfittai della scusa di restaurare l’antica casa di mia nonna per trasferirmi a Damasco» ricorda Alia in un piccolo caffè romano. Il suo libro fa perno........

© La Stampa Blog