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“L’Italia interceda per Ahamadreza Djalali”

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07.06.2019

«Ahmadreza non può scrivermi ma da almeno un anno ci sentiamo per telefono quasi ogni giorno, certe volte non se la sente e non chiama, è molto depresso. Quando parliamo però, mi chiede continuamente dei nostri figli di 16 e 7 anni e io evito di dirgli che il più piccolo, Ariyo, credendolo in Iran per lavoro, ce l’ha con lui perché non torna, perché ancora una volta ha mancato il suo compleanno il 28 dicembre, perché vorrebbe essere portato sulle spalle e teme che quando si rivedranno peserà troppo per giocare come facevano prima». Vida Mehrannia ha una voce sottile che sembra possa spezzarsi da un momento all’altro mentre racconta del marito Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano 47enne arrestato con l’accusa di «intelligence con il nemico» nel 2016 a Teheran dov’era andato per partecipare a un seminario universitario. È venuta a Roma, invitata dalla senatrice Elena Cattaneo e da associazioni come Amnesty e FIDU che da 3 anni si occupano del suo caso, per appellarsi ulteriormente al governo italiano affinché faccia leva sugli storici rapporti con l’Iran e perori la causa di Ahmadreza, condannato a morte durante un processo a porte chiuse da un tribunale rivoluzionario inappellabile.

Ahmadreza Djalali, uno stimato esperto di medicina dei disastri che tra le altre cose ha........

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