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Un'Italia a due velocità anche nello sport: una questione di infrastrutture, continuità gestionale e capacità di investimento

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07.02.2026

di Fabio Pagliara

La questione meridionale nello sport continua ad esistere. Con un divario strutturale e culturale che va ben oltre i risultati agonistici.

I dati più recenti mostrano che, nonostante la crescita complessiva della pratica sportiva in Italia, le opportunità di accesso restano fortemente diseguali dal punto di vista territoriale, con il Mezzogiorno che sconta ritardi persistenti in termini di infrastrutture, organizzazione, investimenti e, ci permettiamo, di cultura del movimento. Secondo Istat, nel 2024 il 66,5% della popolazione italiana ha praticato sport o almeno un’attività fisica nel tempo libero, il valore più alto mai registrato. Tuttavia la distribuzione territoriale resta sbilanciata: nelle regioni del Sud e nelle Isole la quota di persone che praticano sport si ferma intorno al 27,9%, contro percentuali superiori al 41% nel Nord e nel Centro del Paese. Il dato segnala che il calo della sedentarietà, pur significativo a livello nazionale, non riesce a colmare una frattura geografica che continua a incidere sulle possibilità concrete di fare sport con continuità.

Il divario emerge in modo ancora più netto guardando all’offerta di strutture. Il Rapporto Sport 2025, realizzato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e da Sport e Salute, censisce oltre 78.000 impianti sportivi attivi in Italia, con più di 144.000 spazi di........

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