Muos, il "credito" mai richiesto agli Usa |
Francesco Attaguile
Quando nel recente passato svolgevo a Bruxelles l’incarico istituzionale di procurare alla Sicilia i fondi dell’Ue, conservavo i documenti in una valigetta 24 ore che - come spesso notavo - suscitava molto interesse quando venivo chiamato a illustrare pubblicamente regole, procedure e modalità per l’ottenimento dei finanziamenti. L’aspettativa diffusa era (ed è) che «i soldi dell’Europa» si potessero utilizzare per opere, pubbliche o private, di qualsiasi tipo e natura, come la ristrutturazione di casa o la sostituzione delle piastrelle del bagno.
Capivo che molti guardavano la mia 24 ore come se dovesse materialmente contenere gli ambiti fondi. Non solo massaie e piccoli imprenditori, ma anche qualche sindaco, fissavano la valigetta con malcelata cupidigia.
Ottenemmo cifre ingenti: per il ciclo 2007/13 quasi 7 miliardi di quota europea, la cifra più alta in assoluto fra tutte le Regioni dell’UE in ritardo di sviluppo, mettendo in campo anche il disagio dell’insularità, che avevamo appena avuto riconosciuto nel Trattato con un’azione di lobby coordinata fra le isole. Ben poca cosa però di fronte ai quasi 200 miliardi che l’Europa ha (troppo) generosamente elargito all’Italia dopo il Covid con il Pnrr (buona parte dei quali da restituire). Ma mentre i sudati 7 miliardi di allora erano vincolati ad obiettivi, frutto di laboriose concertazioni (partenariati) fra Regione, Stato membro e Commissione Europea, la pioggia del Pnrr - pur condizionata ad alcune importanti riforme “strategiche” che saremmo tenuti ad attuare - ha dato origine al più sfrenato assalto alla diligenza che si possa immaginare.........