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Un mestiere diabolico: intervistare i fotografi

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27.09.2019

Era il 1983. Congedandola sulla soglia del suo loft newyorchese dalle cui finestre occhieggiava l'Empire State Building, Art Kane trafisse Giovanna Calvenzi: "Quello che stai facendo è diabolico".

Ohibò, che stava mai facendo Giovanna? Quello che ho fatto anche io centinaia, forse migliaia di volte: un'intervista.

A uno dei più originali fotografi della sua epoca, irriverente ironico creatore di miti pop.

Ovviamente scherzava, le aveva appena detto che "le foto sono disumane e scrivere di fotografia lo è anche di più". Scherzava? Forse, ma mica tanto.

Dopo anni di insistenze, comprese le mie, Giovanna, che conoscete come una delle più esperte, stimate e temute photoeditor italiane, ha finalmente consentito a pubblicare (in un librino di grafica austera, da Aperture anni Ottanta, appunto) la serie di interviste che fece per Il Fotografo appunto negli anni Ottanta.

Sono perle, a volte rare (quanto le invidio la visita a André Kertész oppure a Bill Brandt...), come rari sono i ritratti che le accompagnano, scattato da lei stessa durante i colloqui, ambientate negli studi o per strada.

Sono messaggi da un decennio, gli anni Ottanta, in cui la fotografia cominciava ad essere ammirata senza essere ancora intellettualizzata, sono anni in cui i fotografi celebri erano forse più accessibili, certo meno fotostar di quelli celebri di........

© La Repubblica