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Il sorriso della fotografia. Ciao Guido

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11.08.2019

Ho invidiato tante cose a Guido Cecere, che se n’è andato qualche giorno fa in un modo che mi annoda il cuore fino a farlo sanguinare.

Gli ho invidiato un amore per la fotografia fatto di ironia, intelligenza, curiosità, assenza completa di noia accademica.

La storia della fotografia, per Guido, era una miniera di scoperte, una grotta di Ali Baba, un tesoro scavato nell’isola misteriosa della cultura.

Ma gli ho invidiato moltissimo una cosa che può far sorridere, ma che in fondo riassume tutte le altre. La sua casa, oltre che di libri, era piena di oggetti. Tutti oggetti che parlano di fotografia.

Sulle pareti, poster, targhe di vecchi negozi, pubblicità. Da un vecchio fabbricante di targhe si era fatto produrre una insegna di negozio col suo nome.

E poi vetrinette e bacheche piene di statuine che raffiguravano fotografi. Da quelle preziose, ceramiche di Limoges, formine da presepe napoletano, ai puffi e ai giochini degli ovetti Kinder.

Una collezione smisurata di immaginario........

© La Repubblica