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I gelsomini notturni di Jacopo, punk buono

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31.05.2019

Non so se essere sollevato o contrariato con Jacopo Benassi. Perché tra i suoi Bologna Portraits non c’è il mio. Mentre ci sono quelli di un sacco di persone che conosco.

Sì, è vero che non vivo a Bologna, però ci ho lavorato quarant’anni e forse qualche piccola traccia sul volto di questa città l’ho lasciato. Non mi sarebbe dispiaciuto metterci la faccia, in questo censimento d’autore.

Poi faccio vedere il libro a qualche amico che mi dice, be’, hai scampato un bel rischio. Ma guardali. Volevi lasciare una faccia così?

Be’, oddio, mica hanno torto. Lo ammette anche Antonio Grulli, nel testo del libro: tutti coloro che si rivedono su quelle pagine “ne rimangono turbati e spaventati”.

E ha ragione, “è come se la foto di Jacopo riuscisse a tirare fuori il lato meno confortevole, la parte più notturna di ciascuno”.

E ancora, “non si diventa meno belli nelle sue foto, forse si diventa solo più cattivi”.

Ma io che bello non sono, volevo esserci lo stesso. E dopo tutto non credo che Jacopo renda così cattivi quelli che fotografa, non più di quanto faccia con se stesso quando si fotografa.

E Jacopo è un buono. Con quel suo bastone da passeggio col teschio........

© La Repubblica