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Colazione da Ghirri

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24.05.2019

Del Déjuner sur l'herbe di Édouard Manet, su cui si sono scritti fiumi di interpretazioni, ho sempre pensato molto semplicemente che rappresentasse i pensieri lascivi dei due giovinotti sulla loro compagna di picnic.

Che loro spogliano con il pensiero, mentre conversano amabilmente di arte e natura con lei che nella realtà è vestita. Forse sto dicendo una scemenza. Forse qualcuno l'ha già pensato e scritto, non so.

Io che non ho mai conosciuto Luigi Ghirri, anche se per qualche anno abbiamo abitato a poche centinaia di metri di distanza, ed è il mio più grande foto-rammarico, io che però me lo sento così vicino che mi pare di indovinare i suoi pensieri, so che non sceglieva i riferimenti a caso.

Essendo lui un uomo dalla vista lunga, nonostante le lenti degli occhiali perennemente impolverate, e dalle molte eclettiche suggestioni. Musica arte geografia poesia.

E quindi penso che quando scelse lo stesso titolo di Manet per quella sua serie di fotografie, la prima della sua carriere troppo breve ad avere una forma compiuta, in mostra e libretto, nel 1974, dopo appena due anni di raccolta, penso che non lo scelse a caso.

Penso che a un livello superficiale di lettura quel titolo alludesse ironicamente alla natura addomesticata dei giardinetti da palazzina suburbana, ai davanzali con fiori, agli abetini in vaso, agli alberelli tosati come barboncini, a quella vegetazione da condominio, a quel décor di giardinaggio creativo che a Versailles è sontuoso ma in........

© La Repubblica