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Vito Ciancimino e gli altri

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14.01.2020

Parzialmente diversa è stata, invece, la lettura degli avvenimenti fatta da CIANCIMINO Vito, il quale, in una dichiarazione resa al G.I. il 7 luglio 1990, ha affermato (loc. cit.):
"Vero è che fino al periodo precedente le elezioni amministrative del 1975 io ero consigliere comunale D.C. di Palermo e capo gruppo consiliare, militando all'interno della corrente di maggioranza "fanfaniana", facente capo all'On. Giovanni GIOIA.
In prossimità di quelle elezioni, il partito decise di non ricandidare più coloro che avessero già fatto tre o più consiliature, tra cui vi ero io, che ne avevo fatte quattro.
Considerato che non condividevo tale forma di rinnovamento in sede locale, al quale non seguiva un analogo rinnovamento in sede nazionale, manifestai apertamente la mia opposizione.
Di tal che nelle elezioni del 1975 presi le distanze da tutte le altre correnti della D.C. e feci eleggere (o meglio contribuii a fare eleggere) 7 consiglieri comunali, mettendo in crisi la maggioranza fino ad allora detenuta dall'On. GIOIA.
Questa mia dissidenza aperta portò alla crisi della Giunta MARCHELLO, eletta subito dopo le consultazioni del 1975, e determinò, seppure indirettamente, quella Giunta SCOMA, appoggiata da tutte le componenti D.C. ad eccezione di quelle dell'On. GIOIA e mia.
Tale dissidenza ebbe termine nel novembre 1976, esattamente il 6, a seguito di un incontro da me avuto a Palazzo Chigi con l'On. ANDREOTTI, alla presenza dell'On. LIMA, di Mario D'ACQUISTO e dell'On. Giovanni MATTA.
Tale riunione era stata preceduta da una presa di contatto verso di me dell'On. MATTA, il quale, ovviamente, era solo il "nuncius" delle volontà di LIMA, di D'ACQUISTO e dello stesso ANDREOTTI.
In effetti, io avevo in precedenza rifiutato un incontro con l'On. LIMA, nel senso non di non volerlo incontrare fisicamente poiché questo avveniva di frequente, ma nel senso che non avrei potuto "quagliare" alcunché di politicamente solido con lui in ordine ai motivi della mia dissidenza, giacché non lo ritenevo politicamente affidabile.
Egli, infatti, era colui che - a mio avviso - a pochi giorni dalle elezioni politiche del 1968, aveva rotto un patto con l'On. GIOIA, creando grossi scompensi all'interno della corrente in cui tutti noi allora militavamo.
Pertanto, accettai l'incontro con l'On. ANDREOTTI (allora - tra l'altro - Presidente del Consiglio), in quanto l'ho sempre ritenuto affidabile e tale mio giudizio, anche in quella occasione, era stato condiviso dall'On. Nino GULLOTTI, al quale avevo parlato della proposta d'incontro, persona con la quale ho sempre avuto rapporti estremamente franchi anche se talora divergenti sul piano politico.
Come detto, in esito a tale incontro, la mia dissidenza sul piano locale cessò e ve ne è prova per il fatto che, nei giorni immediatamente successivi, un mio compagno di corrente, il Dott. Francesco ABBATE, su indicazione del mio gruppo, entrò a fare parte della Giunta provinciale di Palermo.
A livello comunale, viceversa, il mio gruppo espresse degli assessori, esattamente due, solo dopo circa un anno (nel c.d. monocolore SCOMA della fine del 1977), in quanto dopo l'incontro con ANDREOTTI rifiutai - per questione di stile politico - di accettare la proposta dell'On. LIMA di sostituire con due miei compagni di corrente gli assessori repubblicani".

In sostanza, il CIANCIMINO cercava di minimizzare il significato del cambio di maggioranza all'interno della D.C., culminato nella formazione della Giunta SCOMA e nella elezione di REINA Michele alla Segreteria Provinciale, sottolineando l'unanimità presto ricomposta nel partito con l'adesione alla maggioranza del suo gruppo e di quello che faceva capo all'On. GIOIA.
Si deve però osservare, in proposito, che (a prescindere dalla reale portata dell'incontro con l'On. ANDREOTTI - che, secondo l'On. LIMA, fu «un normale incontro politico, volto a raggiungere una pacificazione generale a Palermo, dato che anche l'On. GIOIA aveva dato il suo consenso a questa nuova stagione politica», mentre «la versione datane dal CIANCIMINO è nettamente enfatizzata per la parte che lo riguarda») dalle altre testimonianze acquisite agli atti è risultato chiaramente che l'adesione delle correnti "GIOIA" e "CIANCIMINO" alla maggioranza aveva solo un significato di "accordo tattico", mentre permanevano i contrasti di fondo sulla linea politica.
Questo è ben esplicitato dall'On. GORGONE, che ad esempio ha fatto notare che (loc. cit.):
"Vero è che al congresso provinciale del 1977 il REINA venne riconfermato all'unanimità.
Questo, però, non significava che i dissensi di linea politica tra le varie componenti erano spariti, ma solo che si era trovato un momento di accordo, forse occasionato anche dalla volontà dell'On. GIOIA di non continuare le ostilità interne.
Taluni definiscono questo atteggiamento come arrendevolezza, la verità però - come qualche anno dopo potè verificarsi - è che l'On. GIOIA forse già covava quel male........

© La Repubblica