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Un ministro al posto dell'altro

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21.08.2019

L'On. Vincenzo Scotti fu nominato Ministro dell'Interno il 16 ottobre 1990, nel Governo presieduto da Giulio Andreotti, a seguito delle dimissioni dell'On. Gava ed ha mantenuto tale carica sino al 29 giugno 1992, allorché, insediatosi il nuovo Governo presieduto da Giuliano Amato di seguito alle elezioni della primavera precedente, gli venne affidato il Ministero degli Esteri.
La Pubblica Accusa ha sostenuto che tale avvicendamento sia stato determinato dalla intransigenza mostrata da Scotti nei confronti soprattutto delle organizzazioni criminali di tipo mafioso ed al fine di favorire l'abbandono da parte della principale di esse, quella imperante (ma non solo) in Sicilia
denominata "cosa nostra", della strategia di attacco allo Stato e di vendetta contro uomini delle Istituzioni che ne avevano tradito le aspettative (quali l'On. Lima, ucciso nel marzo 1992, ed altri politici di cui si temeva già che potessero essere uccisi), ovvero che l'avevano particolarmente avversata (come il Dott. Falcone).
Anzi, ancora secondo tale ipotesi accusatoria, tale avvicendamento nel ruolo di Ministro dell'Interno sarebbe stato l'esito finale dell'iniziale sollecitazione dell'On. Mannino ad intraprendere ogni iniziativa utile ad interrompere la strategia mafiosa di cui egli riteneva di poter essere uno dei prossimi e più imminenti obiettivi (ed in effetti, come si è già visto sopra, possono ritenersi
ampiamente provati sia l'individuazione del Mannino come esponente politico che, dopo e come Lima, avrebbe dovuto essere ucciso, sia la consapevolezza acquisita dal Mannino medesimo di tale intendimento criminoso, sia il frenetico attivarsi di quest'ultimo per evitare quell'infausta conseguenza).
A sostegno di tale ipotesi sono stati prodotti ed acquisiti numerosi documenti e sono stati esaminati i testimoni di cui si è dato conto sopra.
Il fulcro della ricostruzione operata dalla Pubblica Accusa, muovendo dalle mosse dell'On. Mannino di cui si è detto e dall'appartenenza di quest'ultimo, in quel frangente storico, al medesimo raggruppamento politico interno alla Democrazia Cristiana cui aderiva anche l'On. Mancino designato in luogo di Scotti come nuovo Ministro dell'Interno, poggia su due diversi dati fattuali che, in termini oggettivi, sono stati effettivamente riscontrati all'esito della complessa istruttoria dibattimentale pure operata su tale specifica vicenda: da un lato le iniziative legislative di contrasto alla criminalità mafiosa e le chiare e (per l'epoca) inusuali prese di posizione del Ministro Scotti sia nel denunziare la deriva destabilizzatrice delle Istituzioni verso la quale si dirigeva inesorabilmente la strategia della mafia, sia nell'affermare l'irrinunciabile necessità di contrastarla, come in effetti aveva iniziato a fare, con interventi legislativi ed operativi sempre più rigorosi, rifiutando qualsiasi prospettiva di accomodamenti o ammorbidimenti che potessero indurre la mafia a ritenere che
quella strategia potesse produrre risultati per sé utili (è significativo, in proposito, il giudizio espresso da uno dei più importanti capi mafia dell'epoca, Giuseppe Graviano, in una delle conversazioni intercettate di cui è stata acquisita la trascrizione peritale ali 'udienza del 19 ottobre 2017 di cui si dirà meglio più avanti, e, specificamente, nella conversazione del 22 novembre 2016,
nel corso della quale il Graviano, appunto, dice: "il Ministro Scotti, ddru crasto 'i Scotti, Martelli ... che poi li hanno tolti e hanno messo al posto di Scotti misiru a Mancini, chiddru Scotti un crastu ... .... ...... Scotti un crasto è!"); dall'altro, l'apparentemente inopinata sostituzione del Ministro Scotti, che, in quanto formalmente ed ufficialmente motivata soltanto con il rifiuto del predetto di
accettare l'incompatibilità con la carica di parlamentare decisa (o, quanto meno, applicata) dai vertici del suo Partito per la prima volta soltanto alla vigilia della formazione del nuovo governo, dava oggettivamente adito a diverse interpretazioni (tra le quali anche quella di una volontà di modificare la linea politica sino ad allora portata avanti da quel Ministro nel contrasto contro le mafie) nel momento in cui il medesimo rifiuto di quella incompatibilità non era stato ritenuto d'ostacolo per la nomina dello stesso Scotti a Ministro degli Esteri.
Va detto, però, che all'esito della corposa istruttoria compiuta, si è fatta sufficiente chiarezza soltanto sul primo punto e non (almeno fino in fondo) anche, come si vedrà, sul secondo.
Sul primo punto, invero, fanno chiarezza, innanzitutto, al di là della testimonianza dello stesso Scotti (v. sopra), le iniziative legislative sostenute da quest'ultimo dal suo insediamento sino alla promulgazione del decreto legge dell'8 giugno 1992 ed i documenti acquisiti, sia quelli riferibili al Ministero dell'Interno, sia, ancor più, quelli relativi ad alcuni interventi del predetto in sede parlamentare, in occasione dei quali l'On. Scotti non ha mostrato remore nell'attribuire una "valenza destabilizzante" ad alcune intimidazioni provenienti da associazioni mafiose anche in rapporti con formazioni eversive di estrema destra (" .. non è da sottovalutare la possibilità che frange eversive, stipulino con la criminalità organizzata, accordi di collaborazione a fini operativi per la destabilizzazione del paese ... ") ed alla strategia ad esse sottese (" .. io ritengo, l'ho detto anche alla Commissione Antimafia, quindi non ne parlo oggi, che io ritengo il quegli omicidi e ritengo la criminalità organizzata in questo momento in Italia e per come si comporta un pericolo grave alla
destabilizzazione delle istituzioni. Lo dico con fermezza e con chiarezza... . … ..... E non è una novità il giudizio che io ho fermo sul carattere eversivo della criminalità organizzata e del suo comportamento terroristico della condizione nella quale noi ci troviamo .. ") culminata in quel momento con l'omicidio dell'On. Lima nel marzo del 1992 (" ...i1 fatto esiste si è sparato a un uomo
politico, comunque, di grande peso nella sua regione e nell'interno del suo partito. Questo non può non essere un fatto di destabilizzazione molto forte, rispetto al quale, io debba attivare, tutti gli strumenti e tutte le iniziative"), nonché nel sollecitare un inevitabile cambio di rotta per prevenire ulteriori attacchi criminali che prevedibilmente, da lì a poco, come poi in effetti è accaduto, avrebbero rischiato di incrinare le stesse fondamenta della democrazia (" .. un altro aspetto nuovo che sembra assumere la criminalità organizzata è quello di cospargere il terreno della lotta politica di cadaveri eccellenti avvalendosi delle tecniche che, a suo tempo, furono proprie del brigatismo
eversivo ... ...... se la democrazia italiana vuole salvarsi da un condizionamento crescente della criminalità, allora dobbiamo essere tutti pronti ad affrontare un calvario doloroso, segnato anche da fatti estremamente preoccupanti … ... Oggi siamo in presenza di un fenomeno che non mira a distruggere le istituzioni, bensì a piegarne gli apparati ai propri fini ... ... .. La pericolosità è diventata quindi maggiore nel momento in cui la criminalità organizzata, vista l'impossibilità di avvalersi dei metodi tradizionali, ricorre alle tecniche terroristiche come avviene sempre più spesso").
E non v'è dubbio che ad un certo momento, più evidentemente dal marzo 1992, il Ministro Scotti sia apparso isolato in quella sua visione della situazione politico-criminale di particolare preoccupazione per l'escalation di fatti e segnali via via sempre più gravi provenienti dal mondo della criminalità organizzata e diretti al mondo della politica e delle Istituzioni: in particolare, tale isolamento è emerso, come detto, in modo eclatante all'indomani della fuga di notizie sull'allarme lanciato riservatamente dal Ministro dell'Interno e dal Capo della Polizia il 16 marzo 1992 con telefax indirizzato ai Prefetti, Commissari di Governo e Questori (v. doc. n. 19.e della produzione del P.M.: " . .Da qualche tempo est in atto vasta campagna intossicatoria ed disinformativa che,
avvalendosi di messaggi intimidatori (telefonate anonime, lettere apocrife) ed fondata su azioni violente, tende minare credibilità pubbliche istituzioni........

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