We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Sul "patto" sfilano i big della politica

9 8 0
18.08.2019

Il teste Giuliano Amato è stato esaminato all'udienza dei 15 giugno 2016, allorché, in sintesi, ha riferito nelle parti più direttamente concernenti l'On. Scotti (per il resto della testimonianza, concernente anche aspetti dei contatti Mori-Ciancimino, si darà conto nel prosieguo):
[...];
- di non avere ricordo del dibattito pubblico che si sviluppò dopo gli allarmi lanciati dal Ministro Scotti e dal Capo della Polizia Parisi nel marzo 1992 e che pure, insieme ad altri esponenti politici, lo riguardavano [...];
- che si pervenne alla sua nomina come Presidente del Consiglio su indicazione dell'On. Craxi nell'impossibilità di questi di assumere egli stesso l'incarico per il coinvolgimento in alcune vicende giudiziarie [...];
- che soltanto dopo l'affidamento dell'incarico seppe dal Segretario Generale Gifuni della visita fatta da Scotti e Martelli al Presidente della Repubblica al fine, per quanto si diceva, di proporsi per il nuovo governo [...], ma di non avere saputo e di non sapere che tale visita fu causa di dissidio tra Martelli e Craxi [...];
- che il 18 giugno 1992, ricevuto l'incarico, aveva iniziato le consultazioni con i partiti, acquisendo, come di consueto, le indicazioni sui ministri da nominare [...];
- che, tuttavia, in quella occasione egli ritenne di discutere alcune di quelle indicazioni sia con il segretario della D.C. Forlani, sia successivamente nell'apposita riunione avuta con il Presidente della Repubblica la mattina di domenica 28 giugno 1992 quando si decise di escludere alcuni dei proposti per il temuto coinvolgimento in vicende giudiziarie [...], mentre, nella stessa occasione, non furono modificate le indicazioni per Scotti e Mancino (''Non toccai, e questo già ce lo
siamo ... gliel'ho detto, tra le designazioni della Democrazia Cristiana, quella di Mancino all'Interno e di Scotti agli Esteri'');
- che il Presidente Scalfaro accettò le proposte che egli gli aveva avanzato ("Beh, nell'esperienza che io ho fatto in questa occasione ci fu un maggior peso del Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica accettò quello che il Presidente del Consiglio gli proponeva. Nessuna delle proposte che io gli feci, venne contestata dal Presidente della Repubblica, devo dire la verità. [...]");
- che le indicazioni di Scotti agli Esteri e Mancino all'Interno non fu oggetto di discussione con il Capo dello Stato ("Questo non fu oggetto, no");
- che egli si pose il problema della continuità dell'azione di governo di contrasto alla mafia, ma che il nome di Mancino che gli era stato proposto per il Ministero dell'Interno era a tal fine rassicurante ("P.M Dott. DI MATTEO - Quello è un momento particolare, era trascorso meno di un mese dalla strage di Capaci. Lo le chiedo, in particolare per la individuazione del Ministro degli Interni e di
quello della Giustizia, in quel momento lei, nella veste di Presidente del Consiglio incaricato, si pose il problema - intanto le chiedo se si pose il problema, non ... - di cercare di assicurare una continuità all'azione di contrasto alla mafia, che era stata portata avanti anche con una serie considerevoli di Decreti Legge o provvedimenti di vario tipo, in ultimo quello dell'8 giugno, dal
precedente Governo?; TESTE G. AMATO - E certo che me ne preoccupai, anche perché poi il lavoro che facemmo fu soprattutto di assicurare il passaggio parlamentare rapido e, anzi, il rafforzamento di quel decreto dell'8 giugno. Se lei si riferisce alle persone, mah, io ritenevo, tra le proposte che ebbi da Forlani, il nome di Mancino un nome che mi tranquillizzava; lo conoscevo, era
una persona che di cose del genere si era, da capogruppo, occupato, era una persona solida e quindi non avevo problemi davanti alla scelta che la Democrazia Cristiana aveva fatto con lui, né mi parve che l'avesse, appunto, il Capo dello Stato, che non obiettò, e poi Mancino si mise a lavoro su questi
temi'');
- che per quanto gli fu riferito, Scotti, in un primo momento, a causa della incompatibilità col ruolo di parlamentare decisa dalla direzione della D.C., aveva deciso di restare fuori dal governo e che, quindi, quando lo stesso aveva deciso di rientrare nel governo, il ruolo di Ministro dell'Interno era stato già destinato all'On. Mancino [...];
- che, d'altra parte, Scotti non gli aveva manifestato il desiderio di rimanere nel dicastero già occupato per proseguire nell'azione di contrasto alla mafia già intrapresa ("lo ricordo ... guardi, io ricordo un'unica cosa.' che una persona che io conoscevo bene, di cui mi consideravo e mi considero amico, se avesse avuto seriamente questo problema, mi sarei aspettato che mi avesse chiamato e mi avesse detto Giuliano: "Io voglio restare all'Interno, lo considero importante per la lotta contro la mafia, e qui rischia che mi mettono fuori". Questo non è accaduto, è l'unica cosa che ricordo, questa che non è accaduta") ed egli non aveva letto le interviste rilasciate in proposito in quei giorni dallo stesso Scotti, il quale, d'altra parte, nulla gli aveva detto neppure dopo la formazione del nuovo governo [...];
- di non ricordare alcuna sollecitazione affinché Martelli non venisse confermato al Ministero della Giustizia ("So che Claudio ha detto questo; io, quando lei o qualche suo collega me l'ha chiesto,........

© La Repubblica