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Santapaola, una cattura molto "difficile"

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20.09.2019

Considerazioni e conclusioni in parte analoghe a quelle del precedente Capitolo devono formularsi anche riguardo ad un'altra vicenda, che, però, a differenza di quella prima esaminata, temporalmente si colloca nel biennio 1992-93 e, quindi, nel periodo dell'originaria "trattativa" e dell'originaria minaccia di "cosa nostra" nei confronti del Governo della Repubblica allora in carica.
Si tratta della mancata cattura del latitante Benedetto Santapaola in data 6 aprile 1993.
Anche su tale vicenda, ancorché non richiamata in alcun modo nel capo di imputazione, si è svolta un 'ampia istruttoria, di cui è opportuno, innanzi tutto, dare conto.
[…]
Anche per questa vicenda, come nel caso dell'episodio del 31 ottobre 1995 esaminato nel Capitolo precedente, emergono evidenti ed apparentemente inspiegabili (e, comunque, non spiegate dai diretti protagonisti) anomalie ed "opacità" (v. sentenza della Corte di Appello di Palermo del 19 maggio 2016) nell'operato del R.O.S. guidato anche in questo caso dall'imputato Mario Mori.
Va precisato che si tratta di un episodio che non rileva direttamente rispetto alla contestazione del reato di minaccia formulata al capo a) della rubrica (ed, infatti, in questa di tale episodio non v'è traccia), ma che rileva, più in generale, in riferimento alla condotta (anche) dell'imputato Mori posta in essere nel periodo della c.d. "trattativa" con i vertici mafiosi, avendo ipotizzato la Pubblica Accusa che possa esservi stata, da parte del Mori medesimo, la volontà di consentire al Santapaola, se libero seppur latitante, di sostenere, nell'ambito dell'associazione mafiosa, la sua posizione favorevole, così come lo era anche quella di Provenzano, alla linea più "pacifica" in contrapposizione alla linea dei fedelissimi di Riina nel frattempo già arrestato (sulle dinamiche interne a "cosa nostra" e sugli schieramenti creatisi dopo l'arresto di Riina si rimanda a quanto
già esposto sopra nel Capitolo 14).
E per tale ragione l'episodio, pur se estraneo alla contestazione del reato di favoreggiamento della latitanza di Bernardo Provenzano in quella sede formulata, è stato in qualche modo già vagliato anche nelle sentenze, ormai irrevocabili, nei confronti di Mori ed Obinu di cui si è detto nel Capitolo precedente.
Invero, già il Tribunale all'esito del giudizio di primo grado, ha ravvisato l'assenza di adeguate spiegazioni della presenza dei Militari del R.O.S. centrale a Terme Vigliatore il 6 aprile 1993 (v. sentenza del 17 luglio 2013: "11 Tribunale riconosce che la presenza nella zona, in quel particolare frangente, dei militari del ROS possa destare legittimi sospetti. specie considerando che in merito non è stata fornita una giustificazione sempre univoca ... ... .... deve, però, ritenersi poco credibile una presenza solo casuale nella zona del DE CAPRlO, dello stesso DE DONNO e degli altri militari del ROS che li accompagnavano, non potendosi non considerare anomalo che proprio in quel particolare frangente due ufficiali di punta del ROS si siano trovati del tutto accidentalmente in quel
di Terme Vigliatore. tra l'altro deviando rispetto al più comodo tragitto autostradale che li avrebbe condotti alla riferita destinazione ... "), pur escludendo, però, che l'azione dei medesimi Militari possa essere stata posta in essere per la "deliberata volontà di creare nella zona una situazione idonea a mettere in allarme il SANTAPAOLA ed i suoi favoreggiatori'' (v. sentenza citata).
A sua volta, anche la Corte di Appello, con la sentenza del 19 maggio 2016, ha, poi, addirittura ritenuto singolare ed inquietante che i protagonisti dell'episodio del 6 aprile 1993 non siano riusciti a fornire spiegazioni plausibili dell'accaduto (v. sentenza citata: "Ciò che tuttavia è emerso dalle dichiarazioni dei predetti militari - e che appare indubbiamente singolare ed in definitiva inquietante – è l'estrema difficoltà dagli stessi manifestata nel corso delle loro deposizioni nell'indicare e chiarire in modo plausibile le ragioni della loro presenza a Terme Vigliatore. incorrendo anche in palesi contraddizioni'') e, tuttavia, a prescindere dalla non univocità degli elementi a sostegno dell'ipotizzata messinscena finalizzata a mettere in allarme Santapaola (v. sentenza citata: "I superiori elementi. pur idonei ad ingenerare serie perplessità in merito allo reale svolgimento dei fatti ed alle ragioni che avevano portato il De Caprio a Terme Vigliatore, non assumono un valore univoco, tale da dimostrare la fondatezza dell'assunto accusatorio (secondo cui. in buona sostanza. si sarebbe trattato di una messa in scena per mettere sull'allarme il Santapaola ed indurlo
ad allontanarsi dalla zona. così da garantirne la latitanza), sussistendo ulteriori elementi di indubbio segno contrario"), ha ritenuto, però, l'episodio comunque non rilevante anche per l'assenza di prova sul fatto stesso che De Caprio ebbe a recarsi a Terme Vigliatore su disposizione del Col. Mori anziché di propria iniziativa (v. ancora sentenza citata: "Infine, va considerato che comunque non è
stato acquisito alcun elemento che consenta di ritenere dimostrato che il De Caprio si sia recato a Terme Vigliatore a seguito di uno specifico incarico........

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