We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Quella confidenza sul generale Subranni

4 5 0
24.08.2019

Prima di passare al tema dei contatti dei Carabinieri (e, specificamente, degli imputati Subranni, Mori e De Donno) con Vito Ciancimino, però, è opportuno qualche cenno ad un'altra vicenda che, come detto, è, in qualche modo, collegata agli accadi menti che si verificarono nel giorni immediatamente precedenti la strage di Via D'Amelio e che pure è stata oggetto di attività istruttoria nel presente processo.
Infatti, Agnese Piraino Leto, coniuge del Dott. Paolo Borsellino, ancorché per la prima volta soltanto nel 2009, ha riferito una confidenza che il marito ebbe a farle pochi giorni prima di morire riguardo a quanto dallo stesso appreso sul Gen. Subranni.
In particolare, la Sig.ra Piraino Leto, sentita il 18 gennaio 2009 [...], dopo avere raccontato che il marito aveva numerose amicizie nell'Arma dei Carabinieri per la quale nutriva una vera e propria ammirazione ("Mio marito vantava numerose amicizie tra Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, con i quali aveva anche frequenti rapporti di tipo professionale, nutrendo egli una vera e propria ammirazione verso l'Arma dei Carabinieri''), si è soffermata sui rapporti con il Gen. Subranni, che il
marito medesimo aveva avuto modo di conoscere quando il predetto era Comandante della Regione Sicilia ed aveva, comunque, frequentato sporadicamente solo per ragioni professionali [...].
Ebbene, la Sig.ra Piraino Leto, nel riferire di ignorare se il marito si fosse riferito al Gen. Subranni allorché, come raccontato dai Dott.ri Alessandra Camassa e Massimo Russo, piangendo, aveva detto loro di essere stato tradito da un amico ("Prendo atto che le SS. LL. mi rappresentano che la dott.ssa
Alessandra Camassa ed il dotto Massimo Russo hanno riferito di essere stati testimoni di uno sfogo di Paolo il quale, piangendo, disse di essere stato tradito da un amico. Ignoro a chi si riferisse mio marito e, pertanto, non posso affermare che si trattasse del Generale Subranni''), tuttavia, ha aggiunto spontaneamente, a quel punto, il racconto di un episodio che all'epoca l'aveva colpita moltissimo e del quale fino ad allora non aveva mai parlato nel timore di recare pregiudizio all'immagine dell'Arma dei Carabinieri ("Tuttavia ricordo un episodio che all'epoca mi colpì moltissimo e del quale finora non ho mai parlato nel timore di recare pregiudizio all'immagine dell'Arma dei Carabinieri, alla quale mi legano rapporti di stima ed ammirazione").
Tale accadimento si era verificato il giorno 15 luglio 1992, data individuata con certezza dalla Sig.ra Piraino Leto sulla scorta della copia fotostatica dell'agenda grigia del marito dalla quale risultava che il giorno 16 luglio 1992 (giorno che ricordava essere successivo all'episodio riferito) il marito si era recato a Roma per motivi di lavoro ("Mi riferisco ad una vicenda che ebbe luogo mercoledì 15 luglio 1992: ricordo la data perché, come si evince dalla copia fotostatica
dell'agenda grigia che le SS. LL. mi mostrano, il giorno 16 luglio 1992 mio marito si recò a Roma per motivi di lavoro ed ho memoria del fatto che la vicenda in questione si colloca proprio il giorno prima di tale partenza").
Ebbene, in quell'occasione, intorno alle ore 19,00, mentre entrambi i coniugi si trovavano nel balcone di casa, il marito, manifestando uno stato di particolare agitazione tanto da sentirsi male ed avere conati di vomito, le aveva detto che aveva "visto la mafia in diretta" perché gli avevano riferito che "il Generale Subranni era punciutu", termine col quale, notoriamente, si indicano i soggetti formalmente affiliati alla mafia [...].
Indi, la teste ha precisato di non avere chiesto al marito qual era la fonte di quella confidenza da lui ricevuta, anche se le era venuto in mente che, proprio in quei giorni, egli stava sentendo i collaboratori Gaspare Mutolo, Leonardo Messina e Gioacchino Schembri (''Non chiesi, tuttavia, a Paolo da chi avesse ricevuto tale confidenza, anche se non potei fare a meno di rammentare che, in
quei giorni, egli stava sentendo i collaboratori Gaspare Mutolo, Leonardo Messina e Gioacchino Schembri'').
La teste, poi, ha aggiunto che il giorno 18 luglio 1992 era sabato e che col marito erano andati a fare una passeggiata sul lungomare di Carini senza scorta, quando, ad un certo momento, il marito medesimo, sconfortato, le aveva detto che non sarebbe stata la mafia, della quale non aveva paura, ad ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere,
senza, tuttavia, nonostante le sue insistenze, farle alcun nome e ciò per non renderla depositaria di confidenze che avrebbero potuto mettere a repentaglio la sua incolumità, costituendo, dunque, un'eccezione a detta regola la confidenza che qualche giorno prima le aveva fatto riguardo al Gen. Subranni ("Ricordo perfettamente che il sabato 18 luglio 1992 andai a fare una passeggiata con mio
marito sul lungomare di Carini senza essere seguiti dalla scorta. In tale circostanza, Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere. In quel momento era allo stesso tempo sconfortato, ma certo di quello che mi stava dicendo. Non mi fece alcun nome, malgrado io gli avessi chiesto ulteriori spiegazioni, ciò anche per non rendermi depositaria di confidenze che avrebbero potuto mettere a repentaglio la mia incolumità; infatti la confidenza su Subranni costituisce un'eccezione a questa regola").
L'episodio è stato, quindi, confermato dalla teste anche il successivo 27 gennaio 2010[...]. Nella stessa occasione (ma su ciò si tornerà anche più avanti) la teste ha anche aggiunto che il marito, dopo la strage di Capaci, le aveva fatto cenno a contatti tra esponenti infedeli delle Istituzioni e mafiosi ("... mi ha accennato qualcosa e non in quel contesto, che c'era una trattativa tra la Mafia e lo Stato, ma che durava da vero un po' di tempo...........

© La Repubblica