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Le dichiarazioni spontanee del generale

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27.08.2019

Infine, deve darsi conto delle dichiarazioni spontaneamente rese sul punto nel presente dibattimento dall'imputato Mario Mori, pur premettendo, sin d'ora, che lo stesso in qualche passaggio ha rinviato alle più dettagliate conoscenze del coimputato De Donno ("Sull'argomento potrà interloquire anche il dottor De Donno, che fu colui che li iniziò, ovviamente da me autorizzato"), il quale, tuttavia, così come Mori, non ha accettato di sottoporsi all'esame delle parti e nulla ha riferito spontaneamente riguardo al tema dei contatti con Ciancimino qui in esame rinviando a sua volta alle dichiarazioni di Mario Mori [...].
Ciò premesso, in ordine ai contatti con Vito Ciancimino ed all'esito delle dichiarazioni precedentemente rese da Massimo Ciancimino in questo dibattimento, l'imputato Mario Mori ha reso spontanee dichiarazioni all'udienza dell'8 settembre 2016.
Si omettono qui, però tutte le considerazioni del Mori riguardo alla inattendibilità di Massimo Ciancimino poiché le dichiarazioni di quest'ultimo non sono, come detto, in alcun modo utilizzate da questa Corte ai fini della valutazione delle risultanze probatorie.
Rileva, qui, piuttosto, la ricostruzione dei contatti con Vito Ciancimino.
Dunque, in particolare, in quella occasione, riguardo a tali contatti, Mario Mori
ha spontaneamente dichiarato:
"Mi riferisco alla deposizione resa dal signor Massimo Ciancimino e a quelle ad esse direttamente collegate .... .... .... Nel corso del mese di giugno 92, il Capitano De Donno, sfruttando incontri casuali verificati nel corso dei suoi viaggi da e per Palermo, incontrò e prese contatto con Massimo Ciancimino, da lui conosciuto nel corso di perquisizioni a casa del padre, stabilendo con lui una
corretta interlocuzione. L'Ufficiale titolare delle investigazioni sfociate nell'inchiesta mafia e appalti, ben conosceva il ruolo di protagonista che aveva rivestito e che ancora rivestiva all'epoca Vito Ciancimino nel condizionamento degli appalti pubblici e più in generale la sua situazione di cerniera tra il mondo politico e imprenditoriale e l'ambito mafioso. Nell'ottica di acquisire elementi
utili alla prosecuzione delle indagini per giungere a una individuazione dei responsabili degli omicidi di quell'anno, in particolare per quanto attiene la strage di Capaci, e sulla base delle interlocuzioni avute con Massimo Ciancimino, siamo dopo l'attentato di Capaci e prima di quello di Via D'Amelio, De Donno ritenne che, opportunamente contattato, Vito Ciancimino avrebbe potuto accettare il dialogo e al limite accondiscendere a qualche forma di collaborazione se non altro per dimostrare la sua sempre proclamata estraneità a Cosa Nostra. […] Nella vicenda però ritenevo di avere un vantaggio importante dato dal fatto che Ciancimino era in attesa di decisioni connesse ai propri procedimenti giudiziari aperti, che se a lui sfavorevoli, come era ipotizzabile, lo avrebbero riportato in carcere definitivamente. Il primo incontro con me avvenne nel pomeriggio del 5 agosto 1992, nell'abitazione romana di Ciancimino, in zona di Piazza di Spagna - Villa Medici. Si veda l'agenda del 1992 mia, già in questi atti. [...] Il terzo incontro avvenne il 1 ottobre 1992. Ciancimino ci disse che aveva preso contatto con l'altra parte, senza specificare l'identità dei suoi interlocutori, riferendoci che aveva riscontrato perplessità perché avendo fatto i nostri nomi gli era stato chiesto chi rappresentassimo. Convinto che il mio interlocutore tergiversasse, gli risposi di non preoccuparsi e di andare avanti così. Questa risposta che non lo poteva soddisfare in condizioni normali, in quel momento lo accontentò perché anche lui aveva esigenze impellenti da fronteggiare, che gli sconsigliavano di assumere posizioni rigide. Così prese per buona una risposta che esaustiva certamente non era e decise di procedere oltre. Nel corso dell'incontro Ciancimino ci
consegnò due copie della bozza di un suo libro intitolato Le Mafie, scritto su persone e fatti politici -........

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