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Le bombe in Continente del 1993

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07.09.2019

[…] Già nell'estate del 1992 si comincia a fare strada in "cosa nostra" l'idea che, oltre a colpire - e dopo avere già colpito - uomini simbolo delle Istituzioni (quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), il potere "contrattuale" di "cosa nostra" si sarebbe ancor più accresciuto se fossero stati presi di mira monumenti al di fuori del territorio siciliano e, quindi, nel continente.
Sotto altro profilo, peraltro, tale "idea", seppur personalmente non condivisa dal Riina nella parte in cui si escludeva la Sicilia e, soprattutto, Palermo per gli attentati [...] tanto che sarà attuata fuori dal territorio siciliano soltanto dopo che questi sarà arrestato, appare del tutto consequenziale alla finalità comunque già balenata nella mente del Riina, quella di costringere le Istituzioni a concedere i benefici cui lo stesso Riina condizionava la cessazione della contrapposizione frontale che aveva dato luogo già alle stragi del 1992.
Infatti, il messaggio che si intendeva inviare sarebbe stato meglio e più direttamente percepito dal Governo della Repubblica (ineludibile interlocutore delle richieste di "cosa nostra", essendo a questo in primo luogo riconducibile la linea di rigore carcerario già attuata subito dopo la strage di via D'Amelio) se le nuove stragi fossero state compiute in danno di monumenti e ancor più se non
nella periferica Sicilia nella quale confinare il "problema mafia", ma nelle principali città della Nazione, fatto che, nel contempo, per la reazione dell'opinione pubblica, inevitabilmente più diffusa anche in settori che fino ad allora avevano guardato con distacco, per la sua lontananza, al fenomeno mafioso, avrebbe con maggiore forza potuto indurre, appunto, il Governo a
a cedere al ricatto e attenuare quindi l'azione di contrasto alla mafia
Un'importantissima conferma di tale nuova linea nella strategia di "cosa nostra" si ricava già nella dichiarazioni di un collaboratore di Giustizia appartenente ad altra organizzazione di tipo mafioso, Salvatore Annacondia.
[…] Nel corso dell'esame dell' Annacondia è stato acquisito, col consenso delle parti, il Resoconto della audizione del predetto dinanzi la Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno della mafia in data 30 luglio 1993 allorché venne sentito per acquisire infonnazioni sulla criminalità pugliese.
Nel corso di tale audizione Annacondia spiega le ragioni e le modalità del suo "pentimento" (pag. 2475 e segg.) e, dopo avere ampiamente parlato di affari criminali della sua organizzazione, ad un certo punto (pag. 2504), il Presidente della Commissione chiede all'Annacondia se ha saputo degli attentati che vi erano stati in quei giorni in Italia e se ne avesse mai sentito parlare. Annacondia, tra l'altro, dichiara: "Signor presidente, non volli verbalizzare una certa cosa perché una persona può essere presa per un megalomane, ma feci un colloquio investigativo con il dottor Alberto Maritati nel quale io accennai ad attacchi e stragi ai musei. Ne parlai appunto con il dottor Maritati; PRESiDENTE: Quando?; SALVATORE ANNACONDIA: Alcuni mesi fa; PRESIDENTE: Può spiegare alla Commissione questa cosa?; SALVATORE ANNACONDIA: Ultimamente ai carceri
dell'Asinara e di Rebibbia sono stati fatti gli stessi ragionamenti e gli accordi erano quelli oramai. Si doveva lanciare un piccolo segnale, ma il segnale grosso si doveva lanciare dopo il 20 luglio, se avessero rinnovato il 4i bis che scadeva il 20 luglio. Non è che non volevo verbalizzare questo fatto, ma non me la sentivo di farlo perché mi auguravo che non succedesse niente. Ne parlai poi con l'investigatore, il dottor Maritati, che mi venne ad ascoltare: tutti gli attacchi bisognava farli ai musei .. .. ... Perché il museo fa parte della città, del paese, della storia. E adesso che sono passati all'attacco di più possono esserci grosse stragi, perché questa è gente.. .. ... perché i prossimi attacchi, di cui si parlò, saranno diretti alla Sardegna ... .. ... Bisogna attaccare la Sardegna
perché c'è l'Asinara, perché i turisti non devono andare più, perché la distruzione ai musei.. ... ...Su queste stragi non faccio supposizioni: a me tocca parlare, signor presidente, poi, le indagini sono affidate a voi. Vi dico che va cercato neI4i-bis; ....... .. PRESIDENTE: Può spiegare bene tra chi avvenivano i discorsi relativi agli attentati ai musei?; SALVATORE ANNACONDIA: E'coperto, signor presidente; PRESiDENTE: Non tra quali persone fisiche. Appartenenti a quali organizzazioni?; SALVATORE ANNACONDIA: Campania e Sicilia; PRESIDENTE: Se invece il 4i-bis fosse stato revocato non ci sarebbero stati gli attacchi ai musei. E lei dice che però, se la cosa va avanti, questi alzano il tiro; SALVATORE ANNACONDIA: Si, perché tutti sapevano che il 20 luglio sarebbe stato revocato".
Più avanti (pag. 2537) il Commissario Fausti ritorna sull'argomento chiedendo maggiori precisazioni e "se ha avuto l'opportunità di esprimere queste preoccupazioni in altri colloqui con i magistrati inquirenti''. Annacondia aggiunge: "No, sto parlando adesso che sto fuori, che sto verbalizzando. Dissi ad un maggiore che non intendevo verbalizzare perché non mi sentivo di dire certe cose che potevano sembrare allucinogene. Il maggiore riferì queste mie parole al dottore Maritati. Quando mi è arrivata la prima notizia, è stato all'Asinara; per quel poco che stessimo all'Asinara, si parò del più e del meno, che bisognava .. e i napoletani dall'altra sezione, perché noi stavamo in una sezione dove eravamo pugliesi, calabresi e siciliani, era la prima sezione, mentre alla seconda sezione erano tutti napoletani.
OMISSIS stessa fonte, seppi pure di là che quanto prima si doveva iniziare a mettere qualche bomba a qualche museo ... ... ... Perché già c'erano i guai di queste due stragi che erano avvenute a Palermo e allora le bombe si dovevano mettere davanti ai musei e non nelle ore che potevano causare la strage ... ... ... Però posso........

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