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La sua ultima intervista sulla mafia

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30.09.2019

di Anna Pomar

Cesare Terranova, magistrato di Corte d'Appello, già procuratore capo a Marsala, già deputato al Parlamento italiano come indipendente nelle liste del Pci, componente della commissione antimafia, dopo sette anni di lontananza dalla vita giudiziaria torna a presiedere la seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo. A lui, come è noto, si deve la paternità di alcuni fra i piu grossi processi di mafia degli anni che vanno fra il '63 e il '68.
Ma la mafia in questi ultimi anni ha cambiato obiettivi, ha cambiato metodi, ha cambiato struttura. Di questo vorremmo parlare col presidente Terranova, considerato uno fra i mag­giori esperti del problema mafioso, in occasione del suo rientro nelle aule del Palazzo di Giustizia.
Presidente Terranova, che ne pensa lei di questa nuova, vio­lenta esplosione di criminalità mafiosa?
«L'accentuarsi di certe forme di criminalità mafiosa rientra in un problema piu generale della diffusione della criminalità in tutta Italia. Qui la mafia, altrove i sequestri, rapine o altro. Purtroppo questo è un dato della società del benessere, del consumismo che come ogni cosa presenta i suoi aspetti positi­ vi e quelli negativi. In una società socialmente ed economica­mente evoluta (lo possiamo constatare in America, in Inghil­terra cosi come in Svezia) la criminalità ingigantisce».
Si parla oggi di nuova mafia. Che cosa è la nuova mafia, in cosa si differenzia dall'antica?
«Anche nel '63 si parlava di nuova mafia. Ma la mafia è una, ed è sempre la stessa. Come fenomeno delinquenziale, come costume, non muta. Quello che cambia sono i metodi, l'inserimento in una certa realtà sociale ed economica. Po­tremmo dire che si muove secondo le esigenze del momento. Una volta avevamo la mafia rurale. Nel dopoguerra vediamo la mafia fare il suo ingresso nel mondo politico, e nel mondo degli affari. Poi abbiamo la mafia dell'edilizia, quando comin­cia a prendere consistenza il fenomeno dell'urbanizzazione. Un tempo la mafia delle campagne controllava la città (Cascio Ferro era solo il capomafia di Bisacquino ma esercitava la sua influenza su Palermo) in seguito quella della città si rivolgeva........

© La Repubblica