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L'omicidio del maresciallo Guazzelli

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15.08.2019

Il Maresciallo Giuliano Guazzelli è stato assassinato il 4 aprile 1992 e, dopo iniziali incertezze che avevano indirizzato le indagini ed un conseguente processo nei confronti di soggetti riconducibili alla c.d. "stidda", è stato definitivamente accertata, con sentenze passate in cosa giudicata, la piena riconducibilità di tale omicidio all'organizzazione mafiosa "cosa nostra" specificamente nella sua
articolazione operante nel territorio di Agrigento ove è avvenuto l'agguato
mortale.
In questa sede è sufficiente prendere atto di tale risultanza già definitivamente accertata, senza necessità di ricostruire più dettagliatamente il fatto omicidiario.
E' utile, invece, ricostruire la figura del M.llo Guazzelli, i suoi rapporti con i colleghi e l'attività che egli nel periodo immediatamente antecedente alla sua uccisione stava conducendo.
A tal fine è stato, innanzitutto, esaminato nel dibattimento il figlio del M.llo Guazzelli, Riccardo, le cui dichiarazioni in parte sono state sopra già riportate a proposito dell'On. Mannino.
E' opportuno, tuttavia, qui, per completezza, dare conto di tale importante deposizione.
Riccardo Guazzelli è stato esaminato in qualità di testimone all'udienza del 13 febbraio 2014 ed ha, innanzitutto, riferito, appunto, di essere figlio del M.1l0 Giuliano Guazzelli, ucciso in data 4 aprile 1992 [...], del quale, quindi, ha ricostruito la carriera e gli incarichi ricoperti nell'Arma dei Carabinieri [...], soffermandosi, poi, specificamente su alcuni dei servizi svolti, tra i quali, quello presso la Stazione o la Compagnia dei Carabinieri di Castelvetrano ove ebbe a collaborare, tra gli altri, con l'allora Ten. Subranni [...].
Il teste, quindi, a quel punto, ha manifestato di non ricordare più alcune circostanze di fatto già oggetto di dichiarazioni dallo stesso rese nell'ambito delle indagini per l'omicidio del padre ed in alcuni processi nel quali successivamente è stato chiamato a testimoniare e, tuttavia, a fronte delle
contestazioni formulate dal P.M. anche per sollecitarne la memoria, il medesimo, pur ribadendo di non avere più ricordo di quei fatti, ha sempre confermato il contenuto delle dichiarazioni precedentemente rese di cui gli è stata data lettura.
La prima di tali circostanze di fatto confermate seppur soltanto dopo la contestazione del P.M. riguarda la collaborazione che il padre ebbe con il Subranni anche dopo il servizio a Castelvetrano allorché ebbe a trasferirsi a Palermo alle dipendenze del Col. Russo [...], in relazione alla quale il teste ha, a quel punto, aggiunto che negli stessi anni si consolidò una particolare intesa tra il padre e il M.llo Scibilia [...] di cui si parlerà nel prosieguo con riferimento ad un'altra vicenda, quella della mancata cattura di Benedetto Santapaola a Terme Vigliatore.
Il teste, poi, ha riferito che dopo l'omicidio del Col. Russo il padre venne trasferito alla Stazione dei Carabinieri di Palma di Montechiaro [...] e che poco prima dell'uccisione nell'aprile 1992 il padre, prossimo ad andare in pensione avendo maturato una anzianità di quaranta anni di servizio, era stato contattato da personale dei servizi segreti [...].
Anche su tale punto, però, il teste non è stato in grado di ricordare i particolari della vicenda [...], che, tuttavia, anche in questo caso dopo la sollecitazione della sua memoria fattagli attraverso la contestazione delle dichiarazioni precedentemente rese, ha, infine, confermato anche nella parte in cui aveva già riferito che il padre fu contattato dal SISDE e, tra gli altri, dal Dott. Bruno Contrada [...] e di essere stato presente in occasione di uno di tali incontri tra il padre e funzionari dei servizi segreti [...] avvenuto tra la fine del 1991 e l'inizio del 1992 [...].
Ancora, su analoga sollecitazione del P.M., il teste ha confermato che la collaborazione del padre con i servizi segreti avrebbe dovuto riguardare le province di Agrigento e Trapani […] e che analoga richiesta di collaborazione in quel periodo era stata fatta al padre anche dalla D.LA. nella persona del Gen. Tavormina [...].
Poi il teste si è soffermato sui rapporti, anche di amicizia, instauratisi tra il padre e Subranni ("Furono sia dei rapporti professionali, ma anche dei rapporti di amicizia, cioè nel senso che l'attività fatta sul campo cementò nel tempo una amicizia .... ... .... Che io ricordi fil un rapporto sempre, insomma, continuo, voglio dire... Cioè, vorrei capire che intende per dire quando... Cioè fu un rapporto sempre continuo .... .... ..... Allora, diciamo, i rapporti erano, come abbiamo detto, continui. Sicuramente non erano rapporti che si limitavano ad uno scambio di auguri, erano anche rapporti, diciamo, di tipo, scambio di informazioni investigative") e sull'incontro che gli stessi ebbero qualche giorno prima della uccisione del Guazzelli [...], confermando che già precedentemente il padre aveva iniziato a collaborare con il R.O.S., tra l'altro, nella c.d. Indagine "mafia e appalti" coinvolgente politici e Angelo Siino, che, infatti, una volta ebbe a recarsi a casa Guazzelli per incontrare il padre che, però, lo respinse [...], così come egli ebbe ad apprendere il giorno dei funerali del padre ascoltando un colloquio tra Subranni ed un intimo amico del padre medesimo, l'Ing. Saverio Vetrano [...].
Indi, il teste ha riferito riguardo alla attività politica dallo stesso svolta [...], precisando di avere conosciuto personalmente l'On. Mannino soltanto in occasione delle elezioni regionali del 1991 [...] e di ritenere, però, che il padre, invece, lo avesse conosciuto già precedentemente, avendo, tra l'altro, svolto indagini a riscontro delle dichiarazioni rese da un collaboratore di Giustizia sul Mannino medesimo [...].
Tra le altre indagini svolte dal padre riguardo all'On. Mannino, poi, il teste, seppure con ripetute contestazioni del P.M., ha ricordato anche quella relativa alla partecipazione del predetto alle nozze del figlio del mafioso Caruana [...].
In tale contesto, quindi, il teste ha riferito delle frequentazioni del padre con l'On. Mannino sia presso la segreteria di quest'ultimo in Sciacca [...], sia successivamente a Palermo [...].
Il teste, quindi, come già sopra fatto cenno nel Capitolo precedente, si è soffermato sulle preoccupazioni manifestate dal Mannino in occasione di tali incontri, allorché, in particolare, prima ebbe a riferire al Guazzelli di temere che la mafia potesse uccidere o l'On, Lima ovvero lo........

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